Parresìa, termine greco antico che indica la loquacità o meglio la libertà di parola, la franchezza, l' imparzialità di discorso e di giudizio
Per concentrarci di più su, Come possano costituirsi discorsi diversi, Come sia diversamente possibile costruire discorsi-evento non soltanto a partire dalla presenza del “chi parla”
Arsenale, Venezia (Sala Arzanà)
Venerdì 23 ottobre 2009
Giornata seminariale
Chairperson: Umberto Margiotta
Mario Galzigna, Foucault e la parresìa. Parole di verità contro i dispositivi
Umberto Margiotta, Pensare in rete, apprendere la diversità
Maddalena Mapelli, La violazione degli interdetti in rete. L’account Facebook Aldo Nove
Massimo Giuliani, Il flusso delle voci. La sperimentazione OUT- Facebook di Ibridamenti
Tiziano Scarpa, La parola singolare. Uno scandalo che dura da 2500 anni
Chairperson: Maddalena Mapelli
Maddalena Mapelli, Le nuove narrazioni in rete: la faceless revolution di Wu Ming
Mario Galzigna, La funzione-autore in Foucault e i soggetti collettivi dell’enunciazione
Claudia Boscolo, Le community e la narrazione in rete: il blog di Scrittori precari Scrittura Industriale Collettiva, Tutti scrivono tutto
Giuseppe Genna, Io, me: la narrazione
Wu Ming 1, La carne, le ossa, i volti del narratore
Michel Foucault, Lezione inaugurale al Collège de France nel 1970, Prospettiva « genealogica »
Progetto Ibridamenti, Sperimenta e ripensa, Le nuove pratiche virtuali nei social Network, Connessione, Comunicazione, Narrazione, Costruzione, Fluidificazione
Parola intesa come evento
Forme e modalità di sottrazione dell’autore, Forza dirompente, Soggetti collettivi dell’enunciazione
La pluralità delle risposte che ogni singolo utente della rete riesce ad escogitare, spesso oltrepassando e violando i regimi discorsivi imposti dai dispositivi stessi, non sono forse un fertile terreno sul quale sta germogliando – di pari passo con l’innovazione tecnologica – una ridefinizione dell’autorialità e perciò di quella funzione che dà peso, spessore, forza e coerenza alle parole?
L’identità liquida – e quindi le forme di sottrazione dell’autore e la sperimentazione di un io polifonico – sono oramai divenute dimensioni e pratiche accessibili a chiunque apra un account su Facebook o scelga un avatar e un nick name per il proprio blog. Tali dimensioni e tali pratiche non individuano forse un orientamento – uno stile, un modo di fare, un punto di riferimento – utilizzabili anche per chi voglia organizzare efficaci forme di resistenza ai dispositivi e ai regimi discorsivi che nei luoghi più svariati, online come offline, ci definiscono e ci costituiscono
E’ davvero così importante “chi parla”? Oppure vale ancor oggi il provocatorio riferimento di Foucault alla famosa frase di Beckett, “qualcuno ha detto, cosa importa chi parla”?
Tiziano Scarpa, Necessità di attribuire un nome e un cognome, un volto e un corpo all’autore per dare peso e forza alla propria parola
Wu Ming, Non mostrare il proprio volto
Aldo Nove, La propria presenza on-line attraverso la sperimentazione di immagini differenti di sé
Giuseppe Genna, La propria presenza in quanto “personaggio”, in quanto soggetto multidimensionale
Scrittura Industriale Collettiva, C’è davvero soltanto antagonismo o distanza tra questi differenti modi di costruzione dell’autorialità?