Samuele Romagnoli Epistemologia (2018-19)

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Samuele Romagnoli Epistemologia (2018-19) by Mind Map: Samuele Romagnoli  Epistemologia (2018-19)

1. Apertura al raccontarsi. Ascoltare e saper fare spazio dentro di sé è di importanza fondamentale.

2. Valori su cui baso il mio comportamento professionale e principi irrinunciabili cui fare riferimento per sviluppare competenza e professionalità

2.1. Epistemologia e cura

2.1.1. Gli undici indicatori di cura

2.1.1.1. Ricettività

2.1.1.2. Responsività

2.1.1.2.1. Prontezza del rispondere e al bisogno dell'altro. Adattabilità del comportamento.

2.1.1.3. Disponibilità cognitiva ed emotiva

2.1.1.3.1. Donare se stessi per l'altro riflettendo prima dell'azione.

2.1.1.4. Empatia

2.1.1.4.1. Sentire l'altro come; emozioni ed esperienze.

2.1.1.5. Attenzione

2.1.1.5.1. Dedicare del tempo e attenzione alla persona e alle sue necessità per conoscere a fondo questa persona; i suoi limiti e le sue risorse, come prima forma di cura.

2.1.1.6. Ascolto

2.1.1.7. Passività attiva

2.1.1.8. Riflessività

2.1.1.8.1. Essere presenti per il paziente senza invadere i suoi spazi e senza agire nello stesso modo standardizzato. Far fiorire.

2.1.1.8.2. Disponibilità ad impegnarsi per fornire una risposta all’altro. Bisogna sempre pensare.

2.1.1.9. Il sentire nella cura

2.1.1.9.1. Non esiste cura neutra ed è intrinseca di emozioni.

2.1.1.10. Competenza tecnica

2.1.1.10.1. Conoscenza e competenza della propria professione.

2.1.1.11. Avere cura di sé

2.1.1.11.1. La cura richiede molta energia ed è importante che ci si voglia bene e si tratti bene la propria persona.

2.1.2. Il mito di Chirone “il guaritore ferito”

2.1.2.1. Non posso curare se non conosco e riconosco le mie ferite: riconoscere le proprie vulnerabilità e saper guardare in faccia le proprie ferite per poter essere buoni curanti ed essere ammirati e cercati dagli altri.

2.2. Il paradigma positivista (razionalità moderna)

2.2.1. Le basi del paradigma positivista

2.2.1.1. "Il paradigma svolge un ruolo sotterraneo in ogni teoria, dottrina o ideologia." E.Morin

2.2.1.2. "Promuove e seleziona i concetti fondamentali, li gerarchizza, li dispone a costellazione, stabilisce le idee o dati che saranno o integrate o messe da parte e respinte." E.Morin

2.2.1.3. "Organigramma concettuale costituito da presupposti di tipo ontologico, gnoseologico, epistemologico, etico e politico." L. Mortari

2.2.2. Il curante positivistico

2.2.2.1. Curante che sa tutto, ma molto attento a tenere la giusta distanza con il paziente.

2.2.2.1.1. Il suo obiettivo è conoscere i fattori di rischio, la diagnosi e praticare la giusta azione terapeutica.

2.3. Il curante ecologico

2.3.1. Si nutre della relazione di cura. Persona che lavora su di sé.

2.3.2. Coinvolto affettivamente nel processo con il paziente, incentrando le forze nella relazione.

2.3.3. L'auto cura o l'aver cura di sé è il suo lavoro.

2.3.4. Centrato sulla relazione e centrato sulla cura degli elementi che compongono una persona.

2.3.5. Esperto di relazione. Relazione con il copro, con le proprie idee, il proprio copro e la propria anima. Essere in relazione con se stessi.

2.4. Paradigma ecologico (razionalità postmoderna)

2.4.1. Curare l'altro

2.4.1.1. La relazione è una parte fondamentale nella qualità di vita.

2.4.1.2. Attraverso l'amore per il paziente, la gentilezza e altri valori e principi fondamentali creo la base per la relazione di cura.

2.4.2. Punto di vista del curante ecologico

2.4.2.1. Il punto di vista del curante dovrebbe basarsi sul fatto che tutte le osservazioni sono intrise di teorie e interpretazioni soggettive.

2.4.2.1.1. Bisogna sempre ascoltare le condivisioni e i pensieri degli altri senza pregiudizi

2.4.2.2. Saper dubitare di sé stessi, del proprio sapere e del proprio pensiero

2.5. Amore e gentilezza

2.5.1. Saper dedicare il poco tempo a disposizione al paziente, regalandogli amore e gentilezza

2.6. Le basi del paradigma ecologico

2.7. Complessità e pensiero sitemico

2.7.1. I punti di vista della conoscenza

2.7.1.1. Spesso conoscere vuol dire doversi confrontare con pareri discordanti.

2.7.1.1.1. È importante comprendere che nessuno ha torto; sono solo punti di vista comuni.

2.7.2. Il curante

2.7.2.1. Impara a guardare elementi complessi; come i colleghi, la famiglia del paziente, il paziente stesso.

2.7.3. Imprevedibilità

2.7.3.1. Sempre essere coscienti dell'imprevisto che potrebbe accadere in un qualsiasi tipo di situazione.

2.7.3.1.1. Non sussiste la linearità e dunque la certezza dei fatti.

2.8. Approccio salutogenesi

2.8.1. Senso di coerenza

2.8.1.1. Credere in sé stessi e avere la fiducia e la consapevolezza di poter riuscire.

2.8.1.1.1. Somma di tre abilità:

2.8.2. Le due dimensioni del curante

2.8.2.1. Esperto della dimensione patogenica (malattia).

2.8.2.2. Esperto della dimensione salutogenica.

2.8.2.2.1. Cosa fa stare bene e cosa piace al paziente?

2.8.3. Supporto

2.8.3.1. Supporto da se stessi e dal di fuori di se stessi.

2.8.4. Apporto salutogenico

2.8.4.1. La novità del apporto salutogenico prescinde dalle condizioni di malattia di una determinata persona.

2.8.5. Importanza della realazione

2.8.5.1. Importanza di promuovere una relazione che favorisca l’emergenza e lo sviluppo di fattori che generano benessere.

2.8.6. Metafora del fiume

2.8.6.1. Dobbiamo cercare di goderci la vita e soprattutto "il momento" non pensando ad una possibile situazione di malessere o squilibrio fisico o psichico.

2.8.7. Ombrello della salutogenesi

2.8.7.1. Aiutare a sviluppare una delle risorse dell’ombrello per promuovere la salute propria e degli altri.

2.9. Metodi della cura

2.9.1. La relazione come base di cura

2.9.1.1. Bisogna divenire esperti di comunicazione per avere le giuste capacità relazionali.

2.9.1.2. Se si riesce a costruire una relazione di cura, di conseguenza si potrà esplorare un nuovo mondo e nuovi approcci con il paziente.

2.9.1.3. Il concetto di "stare in relazione" è strettamente ricollegato al paradigma ecologico.

2.9.2. Stare in relazione

2.9.2.1. È composta da diversi fattori:

2.9.2.1.1. Vulnerabilità Attitudini Autenticità Sentirsi parte dell’umanità ferita Le etichette Le maschere Consapevolezza vs distrazione Autenticità

2.9.3. Metodi

2.9.3.1. Metodo scientifico

2.9.3.1.1. Esso si basa sulla raccolte di prove empiriche, osservabili e misurabili, tramite tecniche e procedure.

2.9.3.2. Metodo induttivo

2.9.3.2.1. Il procedimento scientifico inizia con l’accertamento dei fatti, con l’osservazione neutrale, con l’esperienza libera da preconcetti.

2.9.3.3. Metodo deduttivo

2.9.3.3.1. Ognuno ha i propri pregiudizi con cui guarda il mondo e ogni osservazione è intrisa di teoria e di preconcetti nati dalle esperienze passate.

2.10. La creatività nella cura

2.10.1. La cura è creativa

2.10.1.1. Crea la possibilità di svolgere le occupazioni in maniera diversa.

2.10.1.1.1. Sostiene le persone nel cambio di abitudini.

2.10.2. Importanza della cura creativa

2.10.2.1. È importante comprendere che per alcune persone la creatività è una necessità oltre che una passione ed è di fondamentale importanza che, all'interno dell'atto di cura, venga inserita.

2.10.2.2. La creatività è strettamente ricollegata alla spiritualità della persona, in quanto essa è in grado di raggiungere la parte più profonda e spirituale di noi durante il processo dell'azione creativa.

3. Il mito di Prometeo

3.1. Sfida gli dei e dona il fuoco agli uomini: Il fuoco e il sapere tecnico.

3.1.1. Dobbiamo dimostrare di essere tecnicamente competenti e amorevoli allo stesso tempo.

4. Soggetto e oggetto della cura

4.1. Epistemologia e cura

4.1.1. Relazione come oggetto di cura

4.1.1.1. Il soggetto della cura è il curante e il paziente.

4.2. Il paradigma positivista (razionalità moderna)

4.2.1. Relazione positivistica

4.2.1.1. L’oggetto della cura è il paziente.

4.2.1.1.1. La relazione viene messa in secondo piano.

4.2.2. Il soggetto della cura

4.2.2.1. In questo caso il soggetto di cura risulta essere la malattia.

4.3. Paradigma ecologico (razionalità postmoderna)

4.3.1. L'oggetto di cura

4.3.1.1. L'oggetto di cura è la capacità relazionale intraprese dal curante.

4.3.2. Il soggetto di cura

4.3.2.1. Il soggetto di cura risulta essere il curante come esperto della relazione.

4.3.2.1.1. Egli si predispone di concetti e valori fondamentali al fine di evolvere e accrescere la relazione intrattenuta.

4.4. Complessità e pensiero sitemico

4.4.1. Il curante come soggetto di cura

4.4.1.1. Esso deve imparare ad osservare i diversi sistemi complessi che gli si presentano durante il suo percorso di cura.

4.4.2. Le relazioni complesse come oggetto di cura

4.4.2.1. Nelle relazioni complesse vi è sempre imprevedibilità nel risultato.

4.4.2.1.1. Sussistono interazioni complesse con sistemi altrettanto complessi.

4.5. Approccio salutogenesi

4.5.1. Il soggetto della cura

4.5.2. Oggetto della cura

4.5.2.1. Trovare e promuovere i fattori che influenzano lo stato di salute promuovendo la relazione.

4.6. Metodi della cura

4.6.1. La relazione come oggetto di cura.

4.6.1.1. La relazione risulta essere l'oggetto di cura.

4.6.2. Vulnerabilità e autenticità

4.6.2.1. Capacità di spogliarsi delle nostre maschere per poter mostrare senza timore le nostre ferite mostrandosi autentici.

4.6.2.1.1. Riuscire nella relazione a comprendere le ferite altrui.

4.6.3. Importanza del essere esperti della malattia e della salute.

4.6.3.1. Cercare di trovare cosa fa stare bene una persona.

4.7. La creatività nella cura

4.7.1. Il curante creativo come soggetto di cura

4.7.1.1. Si adatta alle esigenze del suo paziente, trovando e ricercando nella cura la giusta adattabilità.

4.7.1.2. La sua sfida risiede nel creare possibilità creative per il paziente.

4.7.1.2.1. Grazie a ciò egli riesce a sentirsi stimolato nel raggiungere un obiettivo.

4.7.1.3. Usa l'ingegno e le emozioni propositive per una buona cura.

4.7.2. L'oggetto di cura

4.7.2.1. L'oggetto di cura è la creatività e il suo potenziale terapeutico.

5. Metodi, strumenti, linguaggi che utilizzo

5.1. Epistemologia e cura

5.1.1. Indicatori di cura

5.1.1.1. Insieme di linguaggi e metodi che ci aiutano nell'atto del prendersi cura.

5.1.2. Relazione come strumento di cura.

5.1.2.1. Oggetto della cura è la relazione tra il curante e il ricevente cure. Il processo di cura avviene tramite la relazione.

5.1.2.2. La pratica della cura si svolge all'interno di una relazione.

5.1.2.2.1. Senza di essa non vi può essere una buona presa a carico.

5.1.3. Azioni per una migliore qualità di vita

5.1.3.1. Il curante attraverso azioni affettive, materiali e sociali, promuove la qualità di vita della persona in cura.

5.2. Il paradigma positivista (razionalità moderna)

5.2.1. "Gli occhiali della vita"

5.2.1.1. Ogni persona, inconsapevolmente, indossa i propri occhiali della vita che ci fanno vedere il mondo in modo completamente diverso da come un'altra persona potrebbe vederlo.

5.2.1.1.1. La sfida nella cura sta nel cercare di levarseli evitando pregiudizi, schemi e rappresentazioni.

5.2.2. I metodi del paradigma positivistico

5.2.2.1. Poter sperimentare nella scienza è l'unico metodo valido per conoscere.

5.2.2.1.1. Osservazione dei fatti (riferimento all’esperienza). Ricerca di connessioni (relazioni invariabili di successioni e somiglianze tra fenomeni). Scoperta di leggi generali universali e necessarie per quanto non in grado di garantire una conoscenza assoluta, ma relativa al campo del fenomeno.

5.2.2.1.2. Tutti i fenomeni sono retti da leggi e se qualcosa succede è a causa di una di esse.

5.3. Paradigma ecologico (razionalità postmoderna)

5.3.1. Metodo ecologico

5.3.1.1. Il curante ecologico si basa sulla relazione

5.4. Complessità e pensiero sitemico

5.4.1. Il pensiero sistemico nel curante

5.4.1.1. Essere liberi da preconcetti errati.

5.4.2. La sintesi e l'analisi

5.4.2.1. Sintetizzare, mettendo in relazione quello che vedo, integrandola ad una mia riflessione.

5.4.2.1.1. Confermando l'importanza della qualità, rispetto alla quantità, nella cura.

5.5. Approccio salutogenesi

5.5.1. La relazione come atto di cura

5.5.1.1. Instaurare e promuovere una relazione che generi fattori di benessere nel paziente.

5.6. Metodi della cura

5.6.1. I 5 metodi relazionali

5.6.1.1. Analitico Riflessivo Sintetico Narrativo EBP

5.6.2. "Il pilota automatico"

5.6.2.1. Spesso viviamo con il "pilota automatico" e dal punto di vista relazionale è molto grave.

5.6.2.1.1. Rischiamo di perderci importanti tratti della relazione con il paziente.

5.6.2.1.2. La migliore soluzione è saper osservarsi comprendendo i segnali del mio corpo.

5.6.3. "Io"

5.6.3.1. Capacità di privarsi delle proprie maschere e delle proprie etichette, mostrando il proprio "io" al paziente.

5.6.4. Oggettività empatica

5.6.4.1. “Essere bravi curanti a volte vuol dire saper non dire niente e saper accontentare e seguire la decisione del paziente e le sue emozioni”

5.6.5. Il corpo, i gesti e la parola

5.6.5.1. Primi strumenti di cura che utilizziamo.

5.6.5.1.1. A seconda degli occhiali che indossiamo vediamo il mondo o semplicemente una persona in modo differente dagli occhi di un'altra.

5.7. La creatività nella cura

5.7.1. Creatività

5.7.1.1. Strumento con il quale creiamo possibilità collaborative con la rete e lo svolgimento differente della cura.

5.7.2. Il curante sa:

5.7.3. Modalità comunicative ed espressive alternative

5.7.3.1. Saper usare pittogrammi, Braille, lingua dei segni, come mezzo di comunicazione.

5.7.4. Trasferire abilità e funzioni nelle aree occupazionali

5.7.4.1. B-ADL

5.7.4.2. I-ADL

5.7.4.3. Tempo libero

5.7.4.4. Partecipazione sociale

5.7.4.5. Istruzione

5.7.4.6. Lavoro

5.7.4.7. Sonno e riposo

5.7.4.8. Gioco

6. Cornice teorica che dà significato, valore, spiegazione

6.1. Epistemologia e cura

6.1.1. Epistemologia

6.1.1.1. Studio della conoscenza o studio della verità e tutto ciò che si occupa della cura.

6.1.1.1.1. Quali sono le teorie e i modelli che sostengono il nostro modo di curare? Con che metodi curiamo? Strumenti? Soggetti? Oggetti?

6.1.1.2. Cercare di comprendere quali strumenti, metodi e linguaggi utilizzare nella cura.

6.1.1.3. Spazio all'altro e avvertire i suoi appelli. Capacità di ascoltare e di liberarsi di convinzioni, angosce e pregiudizi.

6.1.1.4. Capire i soggetti e oggetti della cura.

6.1.2. Il mito della cura

6.1.2.1. Cura è riflessiva quando fa riflettere su ciò che si sta facendo.

6.1.2.1.1. Curare = relazione di potere, ci sono diversi attori che si contengono il paziente e la cura.

6.1.3. Cura indispensabile per la persona

6.1.3.1. L’uomo per definizione non vivrebbe senza cura, siamo tutti bisognosi di cura, fragili e deboli.

6.1.3.2. Senso comune: avere bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi.

6.1.4. Federico II

6.1.4.1. Comprendere lingua innata dei bambini.

6.1.4.1.1. Risultato: nonostante le cure "biologiche" i bambini sono deceduti.

6.1.5. La cura

6.1.5.1. Pratica la cui caratteristica è quella di soddisfare i bisogni di altri, attività orientata all’altro e a ciò che all’altro procura beneficio.

6.1.5.1.1. Le polarità semantiche del curare

6.1.5.2. Pratica che ha luogo in una relazione in cui qualcuno si prende a cuore un'altra persona dedicandosi, attraverso azioni cognitive, affettive, materiali, sociali e politiche, alla promozione di una buona qualità della sua esistenza.

6.1.5.3. Preserva Ripara Fa fiorie

6.1.6. Gli 11 indicatori di cura

6.1.6.1. Gli 11 undici indicatori di Luigina Mortari; valori indispensabili per un buon curante.

6.2. Il paradigma positivista (razionalità moderna)

6.2.1. "Gli occhiali della vita"

6.2.1.1. Saper riconoscere i propri occhiali in quanto ogni nostro sguardo risulta essere intriso di pregiudizi e schemi automatici.

6.2.1.2. Ciò che vediamo dipende dal nostro punto di vista; c’è una parte che ha senso e una che a nostro avviso non lo ha.

6.2.1.3. Ciò che vediamo è il risultato di una vita di relazioni, esperienze e del contesto in cui vivamo.

6.2.2. Principi del paradigma positivista

6.2.2.1. Determinismo (il reale è governato da leggi universali secondo una logica causale lineare)

6.2.2.2. Meccanicismo (modello esplicativo del reale)

6.2.2.2.1. Il paziente e la realtà sono una macchina. Governata da leggi eterne e trascendenti. Separabile in parti sempre più piccole.

6.2.2.3. Dualismo (disgiungere oggettivo e soggettivo)

6.2.2.3.1. "Disgiunge il soggetto e l’oggetto, lasciando a ciascuno la sua sfera; la filosofia e la ricerca riflessiva da una parte, la scienza e la ricerca oggettiva dall’altra." E.Morin

6.2.2.4. Riduzionismo

6.2.2.4.1. Metodologico/analitico/esplicativo. Ontologico/costitutivo/strutturale. Filosofico/teoretico/concettuale/epistemologico.

6.2.3. I 5 postulati base del paradigma positivista

6.2.3.1. Ontologico

6.2.3.1.1. Uomo è una macchina scomponibile e ricomponibile. Realtà governata da leggi eterne e trascendenti.

6.2.3.2. Gnoseologico

6.2.3.2.1. Rappresentazione isomorfa. Differenza soggetto e oggetto. Realismo; statistico e matematico. Criteri precisi e realistici. Ci si basa su quello che si vede.

6.2.3.3. Epistemologico

6.2.3.3.1. Conoscenze basate solo su esperimenti matematici e scientifici. Prevalenza della razionalità sul sentimento (divisione).

6.2.3.4. Etico

6.2.3.4.1. Il fine giustifica i mezzi.

6.2.3.5. Politico

6.2.3.5.1. Comprensione della profondità della cura.

6.2.4. I benefici del positivismo

6.2.4.1. Pone le basi del progresso scientifico attraverso la distinzione/separazione tra fisica/psicologia/filosofia/morale/teologia.

6.2.4.2. Verificare i fatti e non fermarsi alle presupposizioni della bibbia.

6.2.4.3. Progresso nella conoscenza scientifica, della medicina e di una migliore qualità di vita in occidente.

6.2.5. Effetti negativi del positivismo

6.2.5.1. 80% della ricerca scientifica è consacrata all’industria della guerra.

6.2.5.2. Schiavitù giustificata dalla necessità di forza lavoro per il bene del progresso.

6.2.5.3. Si è favorito l’affermarsi di una scienza senza anima e una tecnologia ed economica “senza etica”.

6.2.5.3.1. Non considero il contesto e gli effetti che si possono avere.

6.2.6. La crisi del positivismo

6.2.6.1. La scienza del 900' ha corretto e cambiato il paradigma. La realtà è dinamica ed è una rete di relazioni continuamente in movimento.

6.2.6.2. Nasce il concetto di ecosistema, dalla teoria di Gaia (la terra è un organismo vivente) capacità di organizzarsi.

6.2.6.3. La vita ha bisogno del contesto per crescere.

6.2.7. Motivi della crisi

6.2.7.1. L’approccio quantitativo-sperimentale non garantisce la comprensione della complessità dei problemi del mondo umano.

6.3. Paradigma ecologico (razionalità postmoderna)

6.3.1. I 5 postulati base del paradigma ecologico

6.3.1.1. Ontologico

6.3.1.1.1. Relazionalità; insiemi le cui parti sono in relazione tra di loro, distinti tra loro e non funzionanti se scomposti. Relazione vitale; il corpo è un organismo. Relazione sistemica; non si conosce un organismo singolo, finché non si conoscono le relazioni che ha con gli altri organismi, soggetti.

6.3.1.2. Gnoseologico

6.3.1.2.1. Connessionismo; il soggetto quando si relaziona con l’oggetto (e viceversa). Una volta che il soggetto e l’oggetto entrano in relazione si condizionano a vicenda.

6.3.1.3. Epistemologico

6.3.1.3.1. Spazio al sentimento. Si guarda la qualità e non la quantità. Soggettività; concetto dinamico ed empatico. Logica circolare (causa effetto) e teorie di complessità.

6.3.1.4. Etico

6.3.1.4.1. Responsabilità di chi studia e chi fa.

6.3.1.5. Politico

6.3.1.5.1. La conoscenza a servizio della cura reale

6.3.2. I principi del paradigma ecologico

6.3.2.1. Il paradigma cambia completamente pensiero rispetto al suo predecessore. Si vede l'uomo come una persona intrisa di valori e di aspetti non solamente materiali.

6.3.2.2. La qualità della relazione risulta essere il maggiore punto di svolta.

6.3.3. Uomo come organismo complesso

6.3.3.1. "Lasciare che le somiglianze superficiali nascondano differenze fondamentali resta uno dei più gravi errori di pensiero che si possano compiere. Le persone non sono macchine. Sono di gran lunga più complesse di qualunque meccanismo." Moerman

6.4. Complessità e pensiero sitemico

6.4.1. Il paradigma

6.4.1.1. Un cambiamento di paradigma equivale a sua volta ad un cambiamento di pensiero.

6.4.1.1.1. La complessità è strettamente correlata al paradigma ecologico.

6.4.2. La conoscenza

6.4.2.1. Nella conoscenza sussiste un grande rischio di illusione.

6.4.2.1.1. Il rischio che la conoscenza stessa porti a comprendere che vi sono sempre più argomenti a noi sconosciuti.

6.4.3. Il punto di vista

6.4.3.1. L'importanza del comprender che non esiste un solo ed unico punto di vista.

6.4.3.1.1. Bisogna saper cambiare prospettiva e guardare ciò che si vede in modi differenti.

6.4.4. Due tipi di complessità

6.4.4.1. Complessità di dettaglio.

6.4.4.1.1. Non vi è una grande interconnessione tra le parti.

6.4.4.2. Complessità dinamica.

6.4.4.2.1. Vi è un enorme quantità di relazioni.

6.4.5. Il vivente

6.4.5.1. È un sistema aperto.

6.4.5.1.1. Comunicazione continua con il proprio ambiente attraverso flussi di energia, di informazioni e materia.

6.4.6. Comportamento di un sistema

6.4.6.1. Non è lineare.

6.4.6.2. Interazioni simultanee.

6.4.6.3. Composto da Feedback.

6.4.6.3.1. Negativi e positivi.

6.4.6.4. Sproporzione continua tra input e output.

6.4.6.4.1. Quantitativi.

6.4.6.4.2. Qualitativi.

6.4.6.4.3. Temporali.

6.4.7. I principi della complessità

6.4.7.1. Il principio dell’interazione ricorsiva.

6.4.7.1.1. Tutto quello che avviene rappresenta sia una causa che un effetto.

6.4.7.2. Principio dialogico.

6.4.7.2.1. C’è sempre un ordine che arriva dal disordine.

6.4.7.3. Principio ologrammatico.

6.4.7.3.1. In ogni scomposizione di un sistema, si trovano nei sistemi più piccoli gli stessi identici schemi.

6.5. Approccio salutogenesi

6.5.1. Approccio salutogenico

6.5.1.1. Studiare non solamente le persone malate, ma bensì quelle sane.

6.5.1.1.1. Chiedersi il motivo per il quale alcune persone stanno meglio di altre nonostante vivano nello stesso contesto..

6.5.1.2. Non interessarsi esclusivamente alla diagnosi, alla malattia, ma cercare di percorrere un percorso per poter migliorare il benessere della persona.

6.5.2. Approccio patogenico

6.5.2.1. Preserva e ripara la vita

6.5.3. A. Antonovsky

6.5.3.1. “Le persone rimangono sane perché sviluppano un Sense of coherence, caratterizzato da un “pervasivo e duraturo senso di fiducia nel fatto che il mondo è prevedibile e che c’è un’alta probabilità che le cose riusciranno nel modo che ci si può ragionevolmente attendere” A. Antonovsky

6.5.3.2. Cercare di comprendere i motivi per il quale alcuni fattori migliorino lo stato di salute della persona, al fine di promuoverla.

6.5.3.2.1. La produzione di salute è strettamente relazionata ai sistemi sanitari e al loro lavoro.

6.5.4. La salute

6.5.4.1. La salute dipende da diverse variabili:

6.5.4.1.1. - Persone - Sociali - Culturali - Ambiente - Economici - Prerequisiti e determinanti della salute

6.5.5. Metafora del fiume

6.5.5.1. Approccio patogenico utilizza la metafora del fiume associata alla vita malata, come una vita di perenne tutela e rischio dal ammalarsi.

6.6. Metodi della cura

6.6.1. La relazione

6.6.1.1. La relazione come percorso per giungere alla meta; ai nostri obiettivi.

6.6.2. Stare in relazione

6.6.2.1. Consapevolezza vs distrazione

6.6.2.1.1. Un paziente può annoiare, perché rimanda ad una realtà che è quella della malattia.

6.6.2.2. Le Maschere e le Etichette

6.6.2.2.1. Rischio di non sapersi relazionare con il paziente e di non riuscire più ad essere noi stessi se prima non ci spogliamo delle nostre maschere e delle nostre etichette.

6.6.2.3. Vulnerabilità

6.6.2.3.1. Bisogna saper accettare le nostre ferite e le nostre vulnerabilità senza la paura di poterle mostrare.

6.6.2.4. Autenticità

6.6.2.4.1. Manifestare sé stessi, è un percorso che ti porta alla chiave di svolta e ad una svolta con il paziente.

6.6.2.5. Sentirsi parte dell’umanità ferita

6.6.2.5.1. Non siamo diversi l'uno dall'altro e il fattore comune è la vulnerabilità che distingue l'essere umano.

6.6.2.6. Attitudini

6.6.2.6.1. I valori che incarno e che mostro risultano diversi se riesco ad integrare in me una serie di attitudini e modi di porsi.

6.6.3. Oggettività empatica

6.6.3.1. Capacità di saper comprendere le emozioni dell'altro e condividere le priorie riuscendo comunque a prendere delle decisioni.

6.6.4. Strumenti e linguaggio di cura

6.6.4.1. Il corpo, i gesti e la parola sono il primo strumento di cura.

6.7. La creatività nella cura

6.7.1. Creatività

6.7.1.1. È importante che prima di approcciarsi ad una cura creativa, vi sia una relazione di base.

6.7.1.2. Può regalare momenti magici ed emozionanti.

6.7.1.2.1. Anche quando purtroppo la vita ci mette in difficoltà.

6.7.2. Rafforzamento della creatività secondo Weisberg

6.7.2.1. Aumentando la conoscenza

6.7.2.2. Aumentando lo sforzo e la persistenza

6.7.3. Espressione di sé

6.7.3.1. "L’atto creativo è il mezzo creato dall’uomo per comunicare con sé stesso, con i suoi simili, con gli animali e l’universo." (Zohar e Marshall, 2000)

6.7.4. Benefici della creatività

6.7.4.1. A livello neurologico vi è un potenziale per il recupero delle funzioni cognitive ed emotive.

7. Il curante esperto di relazione come soggetto di cura.

7.1. Il curante risulta autentico e senza maschere; è vulnerabile e non cerca di celare le proprie esperienze e le proprie ferite.

7.2. Cresce dedicando il proprio temo alla persona che cura.