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IL '900. L'anticiviltà dei razzismi by Mind Map: IL
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IL '900. L'anticiviltà dei razzismi

L’anticiviltà dei razzismi.   Episodi confinanti con il razzismo si sono verificati più volte nel corso della storia. La paura per tutto ciò che è “diverso” è radicata nell’animo umano e può essere vinta solo grazie a un grande equilibrio psicologico, salde convinzioni religiose o morali e il possesso degli strumenti intellettuali forniti dalla storia e dalla scienza. Le persone ignoranti e immature, non avendo gli strumenti per conoscere e comprendere la diversità, trasformano la paura in odio e, se possono, tentano di distruggere l’oggetto delle loro ansie.                                                                                        

Hitler e la razza ariana

HITLER, LA RAZZA ARIANA E IL SUO DOMINIO NEL MONDO. Hitler fu il primo capo di Stato che del razzismo fece il suo programma di governo applicandolo fino alle sue estreme conseguenze. Il suo ragionamento è esposto qui di seguito: -          la “razza ariana” è la più forte del pianeta e il popolo tedesco è il suo rappresentante più puro. Ne consegue che la sua missione è di arrivare al dominio del mondo; -          non tutti i Tedeschi sono in grado di realizzare questo obiettivo perché lo stesso popolo tedesco è fatto per un terzo di eroi, per un terzo di vigliacchi, per un altro di traditori; questo, sosteneva il Fuhrer, è un punto delicato perché nella società di massa finiscono sempre per prevalere gli individui mediocri; -          il dominio del mondo può essere quindi realizzato solo dagli “eroi”, cioè da un gruppo di superuomini (che per Hitler erano le SS), guidati da un singolo individuo che ne diventi il capo; -          ciò non può avvenire in una democrazia, ma solo in un sistema autoritario, basato sullo sterminio dei deboli e degli antagonisti e sul terrore degli schiavi. L’obiettivo di ottenere il dominio del mondo trovava sul suo cammino un grave ostacolo: gli Ebrei di “razza” semitica. Essi impediscono i superuomini di compiere il loro destino non perché sono deboli, ma anzi perché sono troppo forti. Gli Ebrei, prosegue Hitler, sono un “popolo senza terra” e, non avendo radici in alcuna nazione, non aspirano a conquistarne altre ma, come parassiti, vogliono solo succhiare il denaro dai popoli che li ospitano. Essi sono disprezzabili anche perché sono pacifisti: avendo accumulato denaro nei secoli, vogliono mantenere la pace in quanto  essa consolida  i capitali accumulati, mentre la guerra abbatte vecchie fortune e ne crea di nuove. La conclusione di Hitler fu: gli Ebrei devono essere annientati. Nel 1941 l’intero mondo era in guerra da due anni, fu allora che i nazisti decisero di procedere all’eliminazione degli Ebrei. L’operazione fu gestita dai gerarchi Goering, Himmler, e Heydrich che la chiamarono “soluzione finale”. In realtà fu un genocidio, ossia uno sterminio sistematico di un intero popolo. Sei milioni di Ebrei furono deportati nei Lager situati in località come Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Mauthausen, Terezin e dopo inenarrabili sofferenze, furono eliminati nelle camere a gas e nei forni crematori. Erano vecchi, donne, bambini, giovani: intere famiglie che arrivavano nei campi di concentramento dopo viaggi allucinanti in vagoni piombati dove venivano accatastati per giorni senza cibo né acqua né servizi igienici. Gente che, subito dopo l’arrivo, veniva separata dai suoi cari e poi, ancora annientata dal’incredulità di ciò che stava accadendo, veniva completamente privata della sua identità: spogliata, rapata a zero, rivestita di un pigiama a righe, marchiata a fuoco sul braccio con un numero. Ci fu chi morì quasi subito e chi resistette per mesi anche se la vita nei campi era insopportabile. Si moriva di fame. I letti nelle baracche erano tavolacci a castello in cui dormivano dalle tre alle sei persone. Le adunate d’inverno avvenivano nella neve. A volte i prigionieri venivano puniti in massa e costretti a stare per ore con le braccia alzate; chi le abbassava veniva fucilato sul posto. Nel filo spinato delle recinzioni passava una corrente fulminante e molti ci si buttarono sopra per smettere di soffrire. La maggioranza degli internati era addetta a lavori pesantissimi: trasportare binari e traversine, scavare canali nella terra ghiacciata; altri erano costretti a provare e riprovare all’infinito un pezzo musicale. Quelli che erano arrivati allo sfinimento venivano avviati a “fare una doccia”. Dalle docce però non usciva l’acqua ma un gas che li portava alla morte.

Primo Levi

sequenze di una tragedia

campi di sterminio

film

Il fascismo in Italia

IL FASCISMO IN ITALIA. Nel corso degli anni ’30, la democrazia europea visse i suoi momenti più neri. In amp strati dell’opinione pubblica si diffuse la convinzione che i sistemi democratici fossero troppo deboli e inefficienti per garantire il benessere economico dei cittadini. Movimenti politici di destra come il fascismo italiano e il nazismo tedesco seppero coinvolgere le masse in un grandioso progetto. Essi parlavano di guerra, di eroismo, di nazione, di sangue, di lotta, di sacrificio e volevano costruire un uomo nuovo che avrebbe saputo rispondere alle difficoltà del presente. La manifestazione più seria e assurda della “stretta totalitaria” voluta da Mussolini fu l’emanazione, nell’autunno del 1938, di una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei, che ricalcavano quelle naziste del 1935. In base ad esse gli ebrei non poterono più lavorare negli uffici pubblici e non poterono più sposarsi con non ebrei. Gli alunni ebrei furono espulsi dalle scuole pubbliche. Le leggi erano state precedute da un manifesto di scienziati, nel quale si sosteneva, senza alcun fondamento scientifico, che esisteva una pura razza italiana. Questi provvedimenti, nonostante la propaganda della stampa, suscitarono non poche perplessità in un paese dove la comunità ebraica era assai poco numerosa e conviveva tranquillamente con il resto della popolazione. Le leggi aprirono anche un serio contrasto con la chiesa cattolica, che non poteva accettare una discriminazione basata su motivi di razza.  

Leggi razziali

L'Apartheid

L’APARTHEID IN SUDAFRICA. Una discriminazione razziale legalizzata venne chiamata con la parola boera Apartheid  (separazione) dai bianchi emigrati dall’Olanda in Sudafrica nel XVII secolo e si potrasse dai primi anni del Novecento fino al 1980 in Rhodesia (oggi Zimbabwe) e fino al 1994 in Sudafrica. Il primo punto fissato dall’Apartheid fu l’esclusione dei cittadini neri dal diritto di voto, sebbene essi costituissero la stragrande maggioranza della popolazione. Da questa esclusione discesero poi molte altre conseguenze, perché, non potendo votare e mandare i propri deputati in Parlamento, la popolazione di colore non aveva né strumenti per opporsi a leggi che la danneggiavano né la possibilità di proporne di nuove per provvedere alle proprie esigenze. Con gli anni il Parlamento bianco accentuò la discriminazione con nuovi divieti: proibiti i matrimoni tra bianchi e neri, proibito ai neri l’affitto di una casa fuori dal ghetto, esclusione da quasi tutte le professioni e, fino al 1979, messa fuori legge dei loro sindacati. Nel 1959, inoltre, il governo bianco del Sudafrica divise il territorio in due zone, riservandone ai bianchi una, pari all’87% del territorio che abbracciava l’area dove si trovavano le miniere e i campi più fertili, e relegando i neri nella parte restante, arida e povera, dove vivevano in ghetti costituiti da baracche di legno e lamiere. Quegli stessi neri fornivano manodopera ai bianchi della zona ricca facendo i pendolari, col dovere di mostrare ai posti di controllo un lasciapassare da rinnovare periodicamente. L’APARTHEID è stato abolito nel 1994 grazie alla lotta decennale degli abitanti dei ghetti, morti a migliaia per conquistare i diritti civili, e grazie alla solidarietà delle democrazie occidentali che imposero gravi sanzioni economiche al Sudafrica. I bianchi stessi hanno dovuto ammettere che l’Apartheid portava l’intera nazione alla rovina economica. Pagata pochissimo come manodopera non qualificata ed esclusa dalle professioni borghesi, infatti, la massa nera non aveva  denaro per comprare beni di consumo e ciò impediva all’industria di espandersi. Oltre a ciò gli scioperi e le rivolte interrompevano continuamente attività fondamentali, come il lavoro nelle miniere, rendendo il Sudafrica un fornitore poco affidabile per i compratori esteri. La lotta contro l’Apartheid è stata condotta da un grande leader nero, Nelson Mandela, che ha trascorso circa venti anni in carcere ed è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Mandela ha guidato il suo paese fuori dal tunnel e, grazie alle sue ricchezze naturali e al suo prestigio internazionale, il Sudafrica è ora la nazione leader del continente africano. Paga però l’eredità negativa di tanti anni di sottosviluppo: ha un’altissima criminalità ed è il paese con la massima percentuale di malati di Aids nel mondo.

film sull'argomento

Lo Stalinismo in Unione Sovietica

LO STALINISMO IN UNIONE SOVIETICA. Negli anni della grande depressione, lavoratori ed intellettuali antifascisti di tutto il mondo guardavano con interesse e speranza all’Unione Sovietica: il paese che tentava di costruire una nuova società fondata sui principi del socialismo. Mentre gli stati occidentali erano alle prese con la grande crisi, l’URSS non ne era affatto toccata in virtù del suo stesso isolamento economico: anzi, il governo comunista avviò in quel periodo un gigantesco sforzo di industrializzazione. La decisione di accelerare l’industrializzazione (soprattutto quella pesante: industria metallurgica e meccanica) fu presa da Stalin tra il 1927 e il ’28. A questo fine furono preparati dei piani che programmavano la produzione per un periodo di 5 anni (piani quinquennali). Il primo di questi piani (1928-1932) portò ad uno straordinario sviluppo dell’industria sovietica. Questi risultati furono raggiunti tramite una ferrea disciplina che fu imposta nelle fabbriche, ma anche un clima di entusiasmo e di competizione che Stalin riuscì a diffondere fra i lavoratori. Le principali vittime dell’industrializzazione forzata furono i contadini. Per concentrare tutte le risorse del paese verso quello che riteneva l’obiettivo più importante, Stalin decretò il passaggio immediato alla collettivizzazione dell’agricoltura. Ogni spazio di iniziativa privata venne chiuso, i kulaki furono indicati come nemici di classe e tutti i contadini furono costretti ad inserirsi nelle fattorie collettive, controllate da funzionari statali. Chi si opponeva veniva fucilato. Fra il 1929 e il 1933, milioni di uomini furono deportati con le loro famiglie in Siberia o in altre terre poco ospitali. I campi di concentramento nacquero così per “rieducare” gli oppositori politici. Con il passare degli anni i campi, denominati anche in russo Lager, si moltiplicarono rendendo necessaria la costituzione di un’Amministrazione generale, la cui sigla fu GULAG. Questa gestiva un enorme sistema fatto di carceri, prigioni e campi di lavoro forzato. Durante le grandi purghe staliniane i campi assommarono a circa 200, al cui interno vennero rinchiusi tra i 10 e i 20 milioni di prigionieri, la maggior parte dei quali non sopravvisse alla detenzione. Nei campi finirono un po’ tutti: comunisti; membri del partito o dell’apparato caduto in disgrazia; veri o presunti dissidenti; esponenti di intere classi sociali, come quella dei kulaki, considerate avverse al regime; intere popolazioni, come i ceceni, i tartari di Crimea o i tedeschi del Volga, considerate da Stalin inaffidabili.  

Memorie del gulag

Cartina Geografica Gulag

Razzismo negli Stati Uniti

UN’ALTRA CULLA DEL RAZZISMO: GLI STATI UNITI. Tra il 1870 e 1970, episodi di intolleranza e di razzismo si rivolsero contro la gente di colore negli USA e toccò l’apice negli anni Venti del Novecento. Quello degli Stati Uniti è razzismo a tutti gli effetti perché non si manifestò solo nei comportamenti deviati da una parte rilevante della popolazione bianca, bensì anche in una serie di leggi razziali che dimostrano le gravi responsabilità degli apparati dello Stato. Infatti, calpestando la legge federale sull’uguaglianza tra i bianchi e i neri, emanata nel 1866 dagli Stati Uniti del Nord dopo la vittoria nella guerra di secessione, gli Stati del Sud, con la complicità della Corte Suprema di Washington, introdussero alla fine dell’Ottocento una serie di leggi limitative dei diritti civili che: -          imponevano un regime di segregazione razziale, vietando ai neri l’uso di strutture riservate ai bianchi (scompartimenti ferroviari, ospedali, scuole ecc.) -          proibivano i matrimoni misti -          limitavano il diritto di voto dei neri -          vietavano le trasfusioni di sangue tra neri e bianchi (durante la Prima e la Seconda guerra Mondiale la Croce Rossa statunitense era tenuta a mantenere rigorosamente separati i due tipi di sangue, a costo di lasciare morire dissanguati i feriti). A queste misure si aggiunsero l’impressionante numero di linciaggi, cioè di esecuzioni sommarie, senza processo, eseguite dalla folla, e le feroci spedizioni punitive del Ku Klux Klan, la setta segreta fondata nel 1866 negli Stati Uniti del Sud.

Ku Klux Klan

film

Le Foibe

ALTRI MASSACRI: LE FOIBE. Nel maggio del 1945, a guerra finita, si consumò un’ennesima tragedia italiana. Tito, il capo dei partigiani slavi, voleva impadronirsi dell’Istria, che l’Italia aveva ottenuto dopo la Prima guerra mondiale e che egli voleva far diventare la settima repubblica jugoslava. Tito piombò su Trieste e riuscì ad occuparla per 43 giorni prima che gli Alleati lo costringessero ad abbandonarla. In queste terribili settimane si scatenò la vendetta dei “titini” per la politica di repressione delle minoranze slave operata in quelle zone del fascismo. Appoggiati da gruppi comunisti locali, essi fecero esplodere le loro barbarie sterminando oppositori e civili innocenti.  Quei giorni furono scanditi dalla macabre file di prigionieri avviati alle foibe, le fosse naturali dell’Altopiano del Carso in cui numerosi abitanti della Venezia Giulia (da 5000 a 10000 persone) trovarono una morte orrenda. Il fenomeno derivava da diverse cause: -          “vendicativa”: si volevano colpire ed eliminare quelli considerati compromessi con il regime fascista; -          “etnico-anessionistica”: si volevano eliminare quelli (essenzialmente italiani) che si opponevano all’annessione di queste terre alla Jugoslavia; -          “etnico-politica”: si volevano eliminare quelli che potevano essere considerati reali o potenziali oppositori del regime comunista.    

cartina geografica

film