1. PROTOCOLLO DI RICERCA
1.1. FASI:-a)Definizione del Problema e Analisi Stato dell'Arte-b)Formulazione delle Ipotesi Sperimentali-c)Progettazione dell'Esperimento-d)Esecuzione dell'Esperimento,raccolta e registrazione dati-e)Interpretazione dei risultati in funzione dell'obiettivo della ricerca-f)Comunicazione alla Comunità scientifica attraverso pubblicazioni
1.1.1. IPOTESI SPERIMENTALE:Relazione supposta tra Variabili o Fenomeni
1.1.1.1. Ipotesi Sperimentale: Y=f(X) I valori di Y dipendono dai Valori di X
1.1.1.1.1. A volte Y e X sono in CORRELAZIONE invece che in CAUSALITA',si parla appunto di Variabili in CORRELAZIONE quando non è chiaro il rapporto di causa/effetto tra le due
1.1.2. RICERCATORE:formula IPOTESi circa determinati Fenomeni e Relazioni tra questi
1.1.3. DEFINIZINE DI CAMPIONE SPERIMENTALE
1.1.3.1. Il Campione deve essere CASUALE per evitare fattori di convenienza con i presupposti della ricerca
1.1.3.2. Meno il Campione è Eccentrico rispetto alla Popolazione più è Rappresentativo e Valida le Ipotesi
1.1.3.3. NUMEROSO=GENERALIZZABILE
2. TEORIA
2.1. Oggetto di Studio in PSICOLOGIA:-Comportamento-Funzioni Cognitive-Funzioni Affettive dell'Uomo
2.2. DEFINIONE:Organizzazione dell'Insieme delle IPOTESI e dei FATTI in un sistema coerente che promuova la spiegazione di Fenomeni più AMPI.
2.2.1. MATRICE SEMANTICA che spiega i Fenomeni generali Osservati e ne Predice il Verificarsi
2.2.2. FALSIFICABILITA'
2.2.2.1. Karl Raimund Popper 1902-1994
2.2.2.2. Una Teoria per essere "Scientifica" deve poter essere messa in discussione da scoperte successive
3. STRUMENTI DI CONTROLLO DELLE VARIABILI CONFONDENTI
3.1. Gruppi di Controllo
3.1.1. Negli esperimenti viene affiancato ad un Gruppo in Sperimentazione un Gruppo PLACEBO,con un Training senza effetti sulla funzione da sperimentare
3.1.1.1. Scopo Funzionale è di avere uno strumento aggiuntivo di controllo sulla Variabile presa in oggetto,a conferma delle nostre ipotesi
3.1.2. SINGOLO e DOPPIO CIECO
3.1.2.1. SINGOLO:Il soggetto dell'esperimento non sa se è inserito in un Gruppo Standard o Placebo
3.1.2.2. DOPPIO:Ne il Ricercatore ne il soggetto dell'esperimento conoscono il gruppo di appartenenza
3.2. Controllo del punto di vista dell'osservatore che "inquina" l'ambito osservato partecipandovi
3.3. Quantificare le variabili confondenti e valutarne l’associazione con la variabile dipendente.
3.3.1. Considerare più di UNA variabile indipendente e valutare l’interazione esercitata dalle variabili indipendenti sulla variabile dipendente
3.4. RANDOMIZZAZIONE delle condizioni sperimentali e del Campione Sperimentale
4. PRINCIPALI METODI DI INDAGINE
4.1. -METODO SPERIMENTALE:Il più Idoneo per Verificare un nesso Causale tra le Variabili
4.1.1. Il RICERCATORE manipola la Variabile Indipendente e attraverso questa manipolazione arriva a stabilire se la relazione tra variabili è CAUSALE o CASUALE
4.1.1.1. LIVELLI:I diversi valori che la varibile indipendente assume:
4.2. METODO OSSERVAZIONALE o DIFFERENZIALE
4.2.1. Metodo applicato dal Ricercatore che NON può modificare la Variabile Indipendente
4.2.2. La relazione Causale non è certa ma definibile in termini di Associazione
4.2.3. OSSERVAZIONE NATURALISTA:Variante del Metodo Osservazionale applicato nell'ambiente naturale dell'osservato,ha forti limiti per la soggettività dell'osservatore,la scarsa strutturazione delle condizioni di studio e dei metodi di rilevamento dati e per l'influenza dell'osservatore sul sistema osservato
4.3. METODO dell'INCHIESTA:descrive atteggiamenti o associazioni tra fenomeni,è connessa con il modello statistico da applicare ai dati al fine di validare/falsificare le ipotesi
5. MISURAZIONE VARIABILI
5.1. SCALE di MISURA:rilevano sia la presenza/assenza di un determinato attributo o fenomeno che l’intensità con cui questo si esprime
5.1.1. -NOMINALI:utilizzate per rilevare un Attributo o Qualità
5.1.2. ORDINALI:utilizzate per misurare l’ordine dei valori e stabilire una gradualità (maggiore o minore)
5.1.3. A INTERVALLI:Consentono la Deifinizione della distanza
5.1.4. A RAPPORTI:Definiscono il Rapporto tra Attributi
5.2. PARAMETRI DI VALUTAZIONE
5.2.1. Misure di Tendenza Centrale
5.2.1.1. MEDIA ARITMETICA:addizionare i risultati per poi dividere la somma per il numero dei risultati
5.2.1.2. MEDIANA:Valore Centrale di una distribuzione in ordine crescente
5.2.1.3. MODA:Valore più frequente all'interno di una Distribuzione
5.2.2. Misure della Variabilità
5.2.2.1. CAMPO DI VARIAZIONE:si ottiene sottraendo al valore più alto il valore più basso della distribuzione.Misura la dispersione dei punteggi
5.2.2.2. DEVIAZIONE STANDARD-SCARTO QUADRATICO MEDIO-SCARTO TIPO=Quadrato della Varianza
5.2.2.2.1. Stima la variabilità della distribuzione di una popolazione di punteggi intorno alla media
6. ANALISI DEGLI EFFETTI
6.1. Software di Analisi Matematici rispondono alla veridicità dell'Ipotesi Sperimentale
6.1.1. Rispondono alla Domanda:Quanto il cambiamento è dovuto al CASO?
6.1.1.1. Se inferiore al 5% o al 1% è significativa,la manipolazione della variabile indipendente ha determinato un effetto significativo sulle variazioni osservate nella variabile dipendente
6.1.1.1.1. EFFECT SIZE:Piccola,moderata,elevata
6.2. Ogni soggetto partecipa agli Esperimenti compilando un adeguato Consenso Informato relativo al trattamento Etico del Paziente,rappresentato dalla Dichiarazione di Helsinky,valida dal 1964 e aggiornata attraverso revisioni
7. CORRELAZIONE ANATOMO-CLINICA
7.1. Metodo classico in Neuropsicologia:Inferisce che la presenza di associazione tra una lesione e un deficit fa risiedere in quella zona l'attività neurale
7.1.1. Deficit di ASSOCIAZIONE sono quei deficit che vedono una costellazione di sintomi correlati a una lesione specifica
7.1.2. DISSOCIAZIONE SEMPLICE E DOPPIA:Evidenziano che due funzioni sono Indipendenti
7.2. RISONANZA MAGNETICA FUNZIONALE
7.2.1. Valuta quali zone dell'encefalo si attivano in relazione ad un operazione svolta dal soggetto
7.2.2. Risultati ottenuti Tramite DISEGNO SOTTRATTIVO (si sottraggono le Attivazioni della condizione di controllo alle Attivazioni della condizione sperimentale) e DISEGNO ASSOCIATIVO (oltre al procediimento sottrattivo si esaminano anche le Aree di Attivazioni Cerebrale Comuni)
7.3. RISONANZA MAGNETICA TRANSCRANICA
7.3.1. Consiste nella stimolazione attraverso IMPULSI MAGNETICI dello scalpo,facilita o inibisce le funzioni cerebrali del soggetto,rivelandosi uno strumento utile per l'esame dei correlati neuronali e per lo sviluppo di protocolli di riabilitazione
7.3.2. Consente di riprodurre l'effetto delle lesioni Cerebrali