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Epi 2 af Mind Map: Epi 2

1. Qualità di vita

1.1. Concetti principali

1.1.1. Definizione e struttura della QdV

1.1.2. Sensazione vs Percezione

1.1.3. Componenti della QdV

1.1.4. Felicità e resilienza

1.1.5. Health-Related QoL

1.1.6. Fattori ambientali

1.1.6.1. - elementi come luce, rumore, aria, temperatura e umidità influenzano notevolmente la QoL, soprattutto nei soggetti fragili

1.1.7. Misurazione della QdV

1.1.8. Adattamento edonistico

1.2. Modelli di riferimento

1.2.1. Modello d Schalock e Verdugo

1.2.2. Modello delle discrepanze multiple (Michalos)

1.2.3. Modello di Brown, Raphael e Renwick

1.2.4. Modello AAIDD

1.2.5. Modello di Campbell er al.

1.2.5.1. valuta la QoL in base alla soddisfazione soggettiva in diversi ambiti: lavoro, affetti, tempo libero

1.2.6. Approccio ecologico umano (Bubolz)

1.2.6.1. la QoL deriva dall’interazione tra individuo, famiglia e ambiente, influenzata da risorse, valori e capacità di adattamento

1.2.7. Modello di Veenhoven

1.2.7.1. distingue tre aspetti: 1) vivibilità dell’ambiente 2) abilità vitali 3) raggiungimento degli obiettivi

1.2.8. Cella e Tulsky - ambito oncologico

1.2.9. Cella e Tulsky - ambito oncologico

1.3. Collegamenti con la condizione umana

1.3.1. La qualità di vita e l’essere umano secondo Edgar Morin

1.3.2. Le ‘’tri-unità’’ fondamentali

1.3.3. QdV e spritualità

1.3.4. QdV e IE

1.3.5. QdV nella pratica infermeristica

2. Intelligenza emotiva

2.1. Concetti principali

2.1.1. Definizione generale

2.1.1.1. L’intelligenza emotiva (IE) è la capacità di riconoscere, comprendere, regolare ed esprimere le emozioni, sia proprie che altrui, per guidare il pensiero e l’azione. Non è solo “sentire”, ma usare l’emozione con intelligenza, trasformando l’energia emotiva in risorsa per il benessere personale e relazionale.

2.1.2. Secondo gli autori

2.1.2.1. - Salovey & Mayer (1990): IE come abilità cognitiva: percepire, comprendere, usare e regolare le emozioni - Bar-On (1997): IE come insieme di competenze non cognitive (intra/interpersonali, adattabilità, stress, umore) - Goleman (1995): IE come intelligenza sociale, fondamentale nella vita quotidiana, professionale e affettiva

2.1.3. Le 5 componenti dell’IE secondo Goleman

2.1.3.1. 1. Consapevolezza di se

2.1.3.2. 2. Autoregolazione

2.1.3.3. 3. Motivazione

2.1.3.4. 4. Empatia

2.1.3.5. 5. Abilità sociali

2.1.4. Struttura e sviluppo emotivo

2.1.5. Elementi fondamentali

2.1.6. Assenza di IE

2.1.6.1. comunicazione inadeguata, escalation emotiva, conflitti non gestiti, disconnessione empatica, errori nella relazione di cura

2.1.7. Utilità pratica dell’IE

2.1.8. Strumenti di misurazione dell’IE

2.2. Modelli di riferimento

2.2.1. Salovey e Mayer

2.2.2. Goleman

2.2.3. Reuven Bar-On

2.2.4. Intelligenze multiple - Gardner

2.2.5. Damasio

2.2.6. Piaget e Vygotskij

2.2.7. Levinas e la responsabilità etica

2.2.7.1. l’empatia, cuore dell’IE, è fondamento etico della relazione con l’altro

2.3. Collegamenti con la condizione umana

2.3.1. Libertà e padronanza di sé

2.3.2. Fragilità e vulnerabilità

2.3.3. Relazionalità e interdipendenza

2.3.4. Senso, desiderio, motivazione

2.3.5. Complessità (Morin)

2.3.6. Evolutività e cambiamento

2.3.7. Cura di sé, dell’altro e del mondo

2.3.8. Empatia e compassione

2.3.9. Umanizzazione della cura

2.3.10. Etica e spiritualità

3. Dimensione morale

3.1. Concetti principali

3.1.1. Etica: riflessione tra giusto e sbagliato ➡️ riflette

3.1.1.1. Descrittiva: analisi e valutazione razionale dell’azione presente

3.1.1.2. normativa: stabilisce principi e criteri per decidere come agire nel futuro

3.1.1.3. esistenziale: ricerca del significato profondo delle azioni

3.1.1.4. generale: analizza i fondamenti universali dell’agire umano

3.1.1.5. applicate: si occupano di contesti concreti:

3.1.2. Morale: norme, leggi e valori in una società ➡️ agisce

3.1.2.1. Componenti

3.1.2.1.1. cognitiva: capacità di riflettere, giudicare, argomentare

3.1.2.1.2. affettiva: consapevolezza dei sentimenti propri e altrui

3.1.2.1.3. comportamentale: capacità di agire in modo costruttivo anche nei conflitti

3.1.2.2. Tipologie di identità morale

3.1.2.2.1. identità-muro: rigida, chiusa, intollerante verso il diverso

3.1.2.2.2. identità-specchio: conformista, cerca approvazione, riflette ciò che vede

3.1.2.2.3. identità-aperta: dialogica, disponibile alla crescita, fondata sull’empatia

3.1.3. Empatia: capacità di mettersi in sintonia con l’altro

3.1.4. Senso di colpa e responsabilità (Hoffman)

3.1.4.1. il senso di colpa nasce quando comprendiamo di aver causato sofferenza a qualcuno

3.1.4.2. è strettamente legato al senso di responsabilità

3.1.4.2.1. condizioni per svilupparlo: - consapevolezza della sofferenza altrui - percezione di controllo sulle proprie azioni - capacità di distinguere l’intenzionalità

3.1.5. Meccanismi di disimpegno morale: Quando una persona agisce in modo scorretto ma vuole evitare il senso di colpa, attiva meccanismi di giustificazione:

3.1.5.1. - giustificazione morale: “l’ho fatto per il bene di tutti” - etichettamento eufemistico: cambiare nome a un’azione per renderla accettabile - spostamento della responsabilità: “mi hanno obbligato” - diffusione della responsabilità: “lo fanno tutti

3.2. Modelli di riferimento

3.2.1. Aristotele. Etica della virtù

3.2.2. Kant: etica deontologica

3.2.3. Nietzsche: etica della trasvalutazione

3.2.4. Kohlberg: sviluppo morale

3.2.5. Piaget: giudizio morale

3.2.6. Carol Gilligan e Nel Noddings: Etica della cura

3.2.7. Hoffman: empatia e senso di colpa

3.2.8. Morin: complessità

3.3. Collegamenti con la condizione umana

3.3.1. Relazionalità

3.3.2. Complessità dell’essere umano

3.3.3. Sviluppo personale e professionale

3.3.4. Senso e felicità

3.3.5. Formazione morale ed educazione

4. Disabilità

4.1. Concetti principali

4.1.1. Evoluzione del concetto di disabilità:

4.1.2. Approcci storici alla disabilità

4.1.3. Definizione moderna secondo OMS

4.1.4. Funzionamento della disabilità

4.1.5. Discriminazione

4.1.6. Inclusione e progettazione universale

4.1.7. Linguaggio e rispetto

4.2. Modelli di riferimento

4.2.1. Modelli tradizionali

4.2.1.1. Individuale

4.2.1.2. Sociale

4.2.2. Modelli interattivi

4.2.2.1. ICF

4.2.2.2. PPH

4.2.3. Applicazione dei modelli

4.2.3.1. i modelli PPH e ICF si usano per: - programmare interventi personalizzati - misurare qualità di vita e partecipazione sociale - orientare politiche pubbliche

4.3. Collegamenti con la condizione umana

4.3.1. Disabilità e complessità

4.3.2. Visione sistemica dell’essere umano

4.3.3. Trinità individuo-società-specie (morin)

4.3.4. Valori etici ed educativi

4.3.5. Disabilità come specchio della condizione umana

4.4. In sintesi:

4.4.1. La disabilità non è un deficit da correggere, ma una condizione relazionale, sociale e culturale che chiama in causa tutta la società. Accogliere la disabilità significa accogliere la complessità dell’essere umano, costruendo una società più giusta, sensibile e solidale

5. Life in a Day

5.1. Che cos’é

5.1.1. Life in a Day è un documentario sperimentale che ha l’obiettivo di raccontare la vita sulla Terra attraverso gli occhi delle persone comuni. È stato realizzato a partire da oltre 80.000 video inviati da persone di tutto il mondo, tutti girati nello stesso giorno: il 24 luglio 2010.

5.2. Struttura narrativa

5.2.1. Il film segue l’arco di una giornata, dall’alba al tramonto, documentando momenti intimi, quotidiani e straordinari della vita delle persone. Non c’è una trama vera e propria, ma un collage di emozioni, culture, voci e storie. Le immagini si alternano con ritmo, mostrando: - risvegli mattutini - preghiere e riti religiosi - atti d’amore, lavoro e fatica - nascite e morti - momenti di riflessione o di festa Il documentario pone anche alcune domande ai partecipanti, come: “Cosa ami?”, “Cosa temi?” e “Cosa c’è nella tua tasca?”, creando un filo conduttore emotivo e universale

5.3. Temi principali

5.3.1. Universalità dell’esperienza umana

5.3.2. Il tempo e la quotidianità

5.3.3. Vita e morte

5.3.4. Tecnologia e connessione

5.4. Riflessione

5.5. Analisi

5.5.1. Scene singole

5.5.2. Confronti

6. Dimensione spirituale

6.1. Concetti principali

6.1.1. è la relazione tra l’essere umano e il sacro/trascendente

6.1.1.1. è distinta dalla religione: - religione = insieme di credenze e pratiche codificate - spiritualità = ricerca di significati, connessioni e scopi profondi, anche al di fuori di dogmi religiosi

6.1.2. Caratteristiche

6.1.2.1. Dimensione universale: ogni persona ne è dotata, anche se vissuta in modo diverso

6.1.2.2. inerente alla natura umana: si manifesta nella ricerca di valori, significati e connessioni esistenziali

6.1.2.3. dinamica: cambia durante la vita, influenzata da esperienze, relazioni, malattia, lutto

6.1.3. Visione della spiritualità in contesto di cura

6.1.4. Spiritualità come risorsa di salute

6.2. Modelli di riferimento

6.2.1. Cindy Wigglesworth – Intelligenza spirituale (SQ21):

6.2.1.1. SQ21: 21 competenze divise in 4 categorie

6.2.2. SOUL: 4 passi per il Sé superiore

6.2.3. Teoria delle intelligenze multiple (Gardner)

6.2.4. Modello triarchico dell’intelligenza (Sternberg)

6.2.5. Intelligenza emotiva (Goleman)

6.2.6. Relazione IO-TU (Buber)

6.3. Collegamenti con la condizione umana

6.3.1. Spiritualità e natura umana

6.3.2. Spiritualità come strumento evolutivo

6.3.3. Spiritualità come bussola etica

6.3.4. Spiritualità nella cura

6.3.5. Moral injury

6.3.6. Strumenti di valutazione

6.3.7. Influenze della spiritualità sullo sviluppo umano

6.3.8. Altri fattori legati alla spiritualità

6.3.8.1. arte, musica, cibo, animali: - favoriscono espressione, connessione e significato - rappresentano canali non verbali di cura spirituale

7. Relazione mente-corpo

7.1. Concetti principali

7.1.1. Dualismo mente-corpo (Cartesio)

7.1.2. Teoria della mente disincarnata (Dennet)

7.1.3. Teoria della mente incarnata

7.1.4. Cognizione incarnata

7.1.5. Neuroni specchio

7.1.6. Corpo vissuto e corpo oggettivo

7.1.7. Teoria enattiva

7.2. Modelli di riferimento

7.2.1. Dualismo (descartes)

7.2.2. Fenomenologia

7.2.3. Neuroscienze

7.2.4. Psicologia evolutiva

7.3. Collegamenti con la condizione umana

7.3.1. Visione integrata dell’essere umano

7.3.1.1. - la mente non è separata dal corpo: l’essere umano è un tutt’uno inscindibile - nella malattia, il corpo limita il pensiero e diventa consapevole solo quando non funziona (es. movimento doloroso) - questo impone al curante di ascoltare anche il non detto, il linguaggio corporeo implicito

7.3.2. Ruolo del curante

7.3.2.1. - deve cogliere tanto il corpo oggettivo (diagnosi) quanto quello vissuto (esperienza soggettiva del paziente) - è necessario essere presenti con il proprio corpo, ascoltare con attenzione incarnata - l’autenticità del contatto è fondamentale: si cura anche con lo sguardo, la postura, la prossimità

7.3.3. Intersoggettività

7.3.3.1. - nella relazione terapeutica è centrale l’ascolto empatico, anche non verbale - il corpo comunica emozioni, intenzioni, sofferenze prima ancora della parola - l’essere umano si realizza nella relazione, che passa anche dal corpo