1. Attenzione: ciò che dovrebbe essere non sempre si realizza!
1.1. Nel 2021 dovremmo essere capaci di concepire il fatto che non esistano sport “da donna” e sport “da uomo”, eppure la nostra società -che si reputa esageratamente evoluta- sembra non accettare che le cose siano cambiate e che la migliore soluzione sarebbe quella di adottare una mentalità aperta.
1.1.1. Proprio negli ultimi giorni è avvenuto uno scandalo legato allo sport e alla presenza delle donne negli sport maschili: Aurora Leone, attrice dei The Jackal, viene convocata per giocare nella nazionale cantanti per la partita del cuore. Arriva col collega alla cena precedente alla partita e le viene proibito di sedersi al tavolo con gli uomini perché “è una donna”. Le viene anche proibito di giocare durante la partita, ribadendo che è stata convocata per rimanere in tribuna visto che “le donne non giocano a calcio”.
2. Ma esistono davvero sport maschili e sport femminili?
2.1. Per me, la risposta è no. Esistono certamente delle differenze tra i due sessi, differenze fisiche che portano inevitabilmente vantaggi e svantaggi ad entrambi e perciò risulteranno più bravi in determinati sport piuttosto che in altri, ma ciò non significa che esistano degli sport prettamente di genere.
2.1.1. La pratica sportiva, a prescindere da quale essa sia, deve far sentire bene chi la pratica, poiché è solo appassionandosi e facendo qualcosa che realmente ci piace che riusciamo a conseguire degli ottimi risultati e ad essere in pace con noi stessi. Perciò, non credo debba esistere una categoria di sport ritenuta solo maschile ed una categoria di sport ritenuta solo femminile, poiché ogni individuo è diverso ed ha bisogno di esprimere se stessi nel modo che preferisce, a prescindere dal genere in cui si identifica. La pratica sportiva dovrebbe essere uguale per tutti, dovrebbe essere normale per una ragazzina dire di praticare calcio senza sentirsi dire che sicuramente non è brava e che è meglio se va a fare danza. Nonostante ciò e nonostante l’evoluzione che la nostra società avrebbe dovuto intraprendere, esiste un profondo gap tra uomini e donne negli sport considerati maschili.
2.1.1.1. Ci basti pensare a quanto guadagna il più pagato calciatore italiano, El Sharaawy, con ben 16 milioni di euro l’anno, e alla più pagata calciatrice italiana, Barbara Bonansea, con solo 30mila euro l’anno.
2.1.1.2. Le calciatrici vengono considerate dilettanti e non possono firmare veri e propri contratti ma solamente degli accordi privati, che non possono superare i 30mila euro l’anno.
2.1.1.3. Ad oggi, in Italia, non esiste lo status di “calciatrice professionista”, e la FIGC si impegna a raggiungere l’obiettivo nel 2022/2023, ma per ora le calciatrici italiane vengono considerate dilettanti.
2.1.1.4. Cosa si può fare per migliorare la situazione?
2.1.1.4.1. Di certo il cambiamento in atto potrà offrire prospettive migliori alle donne che praticano sport considerati maschili, riconoscendo finalmente la loro professionalità. Ma la rivoluzione culturale dovrebbe partire da ognuno di noi, da come ci comportiamo nei confronti di una donna che pratica calcio/basket/arti marziali/rugby, ecc., da come consideriamo le donne che ci troviamo di fronte non solo nello sport, ma nella vita. Questa rivoluzione dovrebbe partire anche dai social media, da chi ha più voce di un singolo individuo. Iniziamo ad imparare qualche nome di sportive italiane:
3. L’apertura mentale che potrebbe migliorare la situazione
3.1. Il problema principale della differenziazione tra sport femminili e sport maschili risiede nell’idea generale che la società ci inculca da bambini; se sei una femmina devi fare danza, se sei un maschio devi fare calcio.
3.1.1. Calcio
3.1.1.1. Il numero di bambini, adolescenti e adulti maschi che praticano il calcio è esorbitante. Paradossalmente viene considerato uno sport maggiormente maschile questo, piuttosto che le arti marziali (potenzialmente ritenute pericolose per il sesso cosìdetto “debole”). Il 70,3% dei ragazzi in Italia pratica il calcio. Ma quante sono le ragazze invece? Circa l’1,2%. Questo enorme gap nasce probabilmente dal fatto che la società non veda di buon occhio le donne che praticano sport da sempre considerati maschili. Gli stereotipi, perciò, non esistono soltanto nella quotidianità (come il classico “donna al volante pericolo costante”), ma anche negli sport, dove la donna viene etichettata come individuo debole e incapace di sostenere gli sforzi.
3.1.2. Danza
3.1.2.1. Il numero di bambine, adolescenti e adulte che praticano danza è un buon numero, si aggira attorno al 40%. Al contrario, il numero di individui di sesso maschile che praticano la danza è veramente infinitesimale. Questi dati sono certamente prodotti dal fatto che la società additi i ragazzi che praticano danza facendo leva sul loro orgoglio personale e sul loro orientamento sessuale, come se la pratica della danza li rendesse meno virili o meno eterosessuali.
4. Come si è modificato il numero di atleti e atlete in sport dapprima etichettati come “solo maschili” o “solo femminili”?
4.1. Alcuni sport considerati prettamente maschili sono stati severamente vietati alle donne nel corso degli anni. Lo stesso vale per quanto riguarda il contrario; era scioccante per l’immaginario comune pensare ad un uomo che pratica uno sport etichettato come femminile.
4.1.1. Era impensabile che una donna praticasse uno sport da contatto, come era impensabile che un uomo praticasse ginnastica artistica. Ma col passare degli anni le donne hanno iniziato ad approcciarsi a sport maschili e gli uomini hanno cominciato ad approcciarsi a sport considerati femminili.
4.1.1.1. Ciò non toglie che tuttora ci siano dei grandi problemi per ciò che riguarda la società nei confronti di donne e uomini che si accingono a praticare sport considerati appartenenti al sesso opposto.
4.1.1.2. Il numero di uomini che pratica ginnastica artistica è molto più alto, il numero di donne che gioca a calcio è talmente alto da creare una nazionale calcistica femminile.
4.1.1.2.1. NAZIONALE DI CALCIO FEMMINILE: è la selezione maggiore femminile di calcio della federazione italiana Giuoco Calcio, e rappresenta l’Italia nelle varie competizioni riservate alle squadre nazionali. La nazionale di calcio femminile italiana partecipa alle seguenti competizioni: Campionato mondiale FIFA, Campionato europeo UEFA, Algarve Cup, Cyprus Cup. Nel 2022 la nazionale parteciperà al campionato europeo d’Inghilterra.
5. La nascita dello sport “di genere”
5.1. Sin dagli arbori della storia, sono stati ideati degli sport successivamente etichettati come “maschili” o “femminili”.
5.1.1. Ne abbiamo un esempio addirittura nell’antica Roma, nella distinzione tra i giochi che spettavano agli uomini e le poche pratiche sportive a cui le donne potevano aderire (ovviamente non mischiandosi con gli uomini).
5.1.2. La donna era etichettata come un individuo relegato al focolaio domestico, ed essendo vista così non aveva il privilegio di praticare degli sport (sia perché considerata inferiore e incapace geneticamente di sostenere degli sport “rudi”, sia perché costretta a rimanere a casa ad occuparsi di essa e della famiglia).
5.1.3. Nell’antica Grecia nascono i giochi EREI, in onore di Era moglie di Zeus, a cui le donne partecipavano per dimostrare di essere pronte al matrimonio; le sfide erano limitatissime e sicuramente non pesanti come quelle sostenute dagli uomini.
5.1.3.1. A Sparta, città guerriera, anche le donne venivano addestrate per difendere la città in caso di attacco.
5.1.3.2. Ad Atene la donna viveva isolata dalla vita sociale della città, non poteva uscire da sola e non poteva neanche assistere sempre alle Olimpiadi, poteva farlo solo previo permesso da parte del marito o dei giudici.
5.1.4. Nell’800 la donna viene relegata completamente al ruolo di madre e moglie, e perciò viene subordinata alla sfera domestica senza possibilità di praticare sport.
5.1.4.1. Dopo gli anni sessanta, con il movimento femminista lo sport si consolida, nonostante vi sono ancora numerosi oppositori. Ma in breve tempo, grazie ad alcune atlete femminili, si assiste ad un rapido cambiamento, le ragazze affermano di voler praticare sport ed essere ricordate per i loro successi sportivi. E negli anni settanta l’aspetto del corpo nelle donne che praticano sport, inizia ad essere visto in modo positivo. Un evento di grande impatto di questi anni, fu la partecipazione femminile alla maratona di Boston, uno sport fino ad allora considerato troppo faticoso per la donna, dimostra che se è in grado di applicarsi regolarmente negli allenamenti, può raggiungere in fretta ottimi risultati.
5.1.4.2. La diffusione degli sport femminili, avviene tra la fine dell’800 e inizi del 900, i primi a svilupparsi furono non solo quelli diffusi tra l’aristocrazia, ma anche altri, come il tiro con l’arco che pur essendo attività competitiva, viene svolta in occasioni cerimoniali. Il graduale mutamento della moda, facilita lo sviluppo dello sport al femminile, un esempio ne è la biciletta, che è un’occasione per simboleggiare oltre la libertà della donna, l’utilizzo di abiti meno formali e più funzionali al movimento.
5.1.4.2.1. L’avvento di regimi come il fascismo e il nazismo, rimangono tendenzialmente ostili alle competizioni atletiche femminili in pubblico. Durante la seconda guerra mondiale le donne devono spesso assumere ruoli precedentemente riservati ai soli uomini.
5.1.5. Nel 1900 alcune atlete riescono a partecipare in modo non ufficiale a delle gare di golf e solo nel 1920 vengono ammesse a partecipare ufficialmente a delle gare.
5.1.6. Negli ultimi anni alle Olimpiadi è stata ammessa la partecipazione delle donne a tutte le pratiche che erano prima considerate soltanto maschili.
6. Differenze fisiche tra uomini e donne
6.1. Cosa differenzia geneticamente l’uomo e la donna nella pratica sportiva?
6.1.1. La donna adulta in media ha una statura di 7,5–12 cm più bassa, un peso corporeo di 11– 13 KG più leggero, 4,5-6 kg in più di tessuto adiposo, 12–18 kg in meno di massa magra.
6.1.2. Con la maturazione sessuale a causa della diversa qualità e quantità di ormoni prodotti le caratteristiche fisiche cambiano in modo importante nei due sessi. Le influenze ormonali sulla composizione corporea sono determinanti.
6.1.3. L’allenamento sulla forza muscolare può determinare nella donna un aumento di forza del 20-30% ma l’ipertrofia muscolare è comunque in valori assoluti minore che nell’uomo. La massa muscolare oltre che per quantità è diversa nella donna anche per distribuzione: nelle donne essa è maggiormente sviluppata nella parte inferiore del corpo ed in particolare nelle gambe. E’ facilmente visibile come la donna non abbia nelle braccia e nel dorso importanti masse muscolari. Questo fa comprendere come le attività di forza che coinvolgono gli arti superiori , svantaggino le donne in maniera significativa.
6.1.4. il cuore femminile è proporzionalmente più piccolo rispetto a quello degli uomini, sono quindi minori la gittata sistolica e la portata cardiaca,:l’apporto di ossigeno ai tessuti è quindi inferiore
6.2. Cosa avvantaggia, invece, le donne?
6.2.1. minore massa muscolare significa minori resistenze vascolari periferiche, migliore attivazione neuromuscolare, maggiore ossidazione degli acidi grassi. Il basso livello di testosterone impedisce alla donna di incrementare con l’allenamento la massa muscolare ( ipertrofia ) allo stesso livello dell’uomo ma non impedisce di esaltarne le capacità di resistenza alla fatica.
6.2.2. gli estrogeni conferiscono all’organismo femminile una elevata elasticità, nettamente superiore a quella dell’uomo. Questa caratteristica si traduce in evidente vantaggio nella pratica di alcuni sport (ginnastica).
6.2.3. più veloce perdita della componente grassa , ma più lento incremento della componente muscolare nella donna.
6.3. Le donne ritrovano perciò molti svantaggi a livello fisico, come la presenza del ciclo, la condizione fisica della gravidanza.
6.3.1. Proprio per questo dobbiamo valutare attentamente quanto il corpo della donna sia forte e capace; nonostante alcuni svantaggi genetici che potrebbero rendere la prestazione sportiva più pesante, la donna non si tira indietro e porta avanti gli sport anche ottenendo ottimi risultati perfino immediatamente dopo il parto.
7. Quali sport vengono praticati maggiormente dalle donne e quali vengono praticati maggiormente dagli uomini?
7.1. Gli sport più praticati dalle donne
7.1.1. In ordine sono: pallavolo, nuoto, danza, pattinaggio, atletica leggera e tennis.
7.2. Gli sport più praticati dagli uomini
7.2.1. Calcio, basket, arti marziali, rugby.