Le basi della civiltà romana

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Le basi della civiltà romana da Mind Map: Le basi della civiltà romana

1. Unità e pluralismo sono le caratteristiche fondamentali dell'Italia antica. Possiamo pensarlo come un mosaico in una potente unità geografica, dotata dei chiari confini naturali della penisola. Tuttavia, questa unità geografica di base è accompagnata da un'eccezionale diversità ambientale, con molteplici paesaggi caratterizzati da diversità morfologica, climatica, vegetale e idrologica.

2. Ma c'è un altro fattore da considerare, e cioè la posizione geografica della nostra penisola, che si trova al centro del Mar Mediterraneo, come se rappresentasse un ponte tra l'ovest e l'est di questo immenso mare interno. Inoltre, è facile comprendere che l'Italia è diventata inevitabilmente un approdo di varie ondate migratorie etniche dall'Estremo Oriente, dalla regione greco-egea, dall'Africa e dalla penisola iberica. La diversità degli ambienti naturali interni e la collocazione geografica nel Mediterraneo vanno a determinare così una seconda fondamentale caratteristica del nostro mosaico italiano: La varietà etnica, linguistica, culturale che lo contraddistingue. L'Italia non era solo Roma ma rappresentava una grande ricchezza di popoli, civiltà e forme di vita, alcune delle quali anche molto evolute.

3. Le città erano divise in quartieri e avevano strade e piazze ben allineate. Spesso le città avevano un’acropoli fortificata che occupava il luogo più alto ed era la sede dei governanti. L’agricoltura celtica si basava soprattutto sui cereali e sugli ortaggi. La viticoltura fu introdotta dai Romani ed ebbe nei secoli successivi uno straordinario sviluppo. L’allevamento era una risorsa molto importante. Le specie maggiormente diffuse erano i suini, allevati per la carne, i bovini, impiegati soprattutto per il traino e per la produzione del latte, gli ovini, gli equini, il pollame. In tutte le comunità celtiche, il potere politico era nelle mani di coloro che Cesare chiama i prìncipi, quello religioso nelle mani dei druidi, dei sacerdoti che tramandavano oralmente le conoscenze di quel popolo. Al di sotto di queste due categorie sociali c’erano gli uomini liberi, ossia quanti si guadagnavano da vivere lavorando e che spesso possedevano terre e bestiame, e gli schiavi, per lo più prigionieri di guerra, privi di qualsiasi diritto e impiegati in lavori pesanti e umili.

4. L’ARGRICOLTURA

4.1. L'agricoltura nell'antica Roma non era solamente una necessità, ma era anche idealizzata nella società d'élite come uno stile di vita. La coltivazione di base era il grano, e il pane era il pilastro di ogni tavola romana.

5. I Celti

5.1. I Celti, chiamati Galli dai Romani e Galati dai Greci, erano un insieme di popoli, che verso il 2000 a.C. si mossero dalla Germania meridionale tra il Reno e il Danubio per penetrare in Gallia (corrispondente ai territori attuali di Francia e Belgio) e in Inghilterra. A partire dal VI secolo a.C., i Celti si mossero in più direzioni: • verso Occidente, fino in Spagna (nella Galizia che ne ricorda il nome) dove si fusero con le tribù locali degli Iberi, dando origine ai Celtiberi; • verso Oriente, nei Balcani e in Asia Minore; • verso Sud, in Italia, giunsero tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C. e si stanziarono in Piemonte, Lombardia, Emilia e Marche.

6. Dal bronzo al ferro

6.1. Secondo il sistema delle tre età, l'età del ferro si riferisce al periodo storico europeo preistorico o primitivo, che è caratterizzato dall'uso della metallurgia del ferro, in particolare la fabbricazione di armi e strumenti, dalla fine al secondo millennio a.C. all'intera millennio (a partire dal 13 aC Il mondo mediterraneo e il Vicino Oriente intorno ai secoli; il Nord Europa tra il IX e l'VIII secolo aC). L'adozione di questo nuovo materiale è spesso accompagnata da altri cambiamenti nella società, che non escludono diverse pratiche agricole, credenze religiose e stili artistici.

7. Tra paleolitico e neolitico

7.1. L'Italia a differenza della Grecia ebbe dunque un carattere che oggi definiremmo “multietnico” e “multiculturale”. le più antiche testimonianze in dirette della presenza umana in Italia, risalgono a circa un milione di anni fa. Le prime testimonianze umane dirette sono più recenti di circa 100.000 anni fa. A nord di Roma e in una grotta del promontorio del Circeo sono stati rinvenuti i resti ossei appartenenti al tipo umano dell'uomo di Neanderthal. Che ne sappiamo con la scomparsa dei Neanderthal si impose definitivamente l'homo sapiens in cui i più antichi resti trovati in Italia sono quelli delle grotte dei Blazi Rossi, in Liguria. il neolitico cominciò nel sesto millennio a.C. quando l'agricoltura si sviluppò a partire dalla Puglia e si diffusa nelle regioni vicine. Nell'italia settentrionale l'agricoltura arrivò invece più tardi e l'economia continuò a basarsi soprattutto su caccia raccolta. Nel tardo neolitico si diffuse la lavorazione della ceramica e dalla metà del terzo millennio a.C. cominciò a diffondersi la metallurgia del rame particolarmente utilizzato per la costruzione di armi e oggetti ornamentali come l'agricoltura sembra che anche la metallurgia del rame Sia arrivata in Italia per influenze esterne provenienti sia dall'area egeo analitica sia dall'europa occidentale. La successiva e dado bronzo comprando in Italia tutto il secondo millennio a.C. E fu proprio in quest'epoca che nell'italia settentrionale si diffusero i villaggi su palafitte. Questo insediamento non sorgeva necessariamente sull'acqua ma anche presso le rive dei laghi ho dei fiumi e la sua funzione era di isolare le capanne dall umidità del terreno e di difendere meglio dagli attacchi di animali come lupi e orsi.

8. Terremare e cultura appenninica

8.1. Alle palafitte si è aggiunta la terramare, insediamento agricolo denominato "terra mara". Caratteristica della cultura terramare è la cremazione dei defunti, le cui ceneri sono conservate in urne di ceramica, che vengono raccolte in un'area fuori dal paese e coperte da un semplice Pietro. I reperti rinvenuti a terramare appartengono interamente all'economia agricola. La cosiddetta cultura appenninica nella tarda età del bronzo dopo il 1500 aC si è sviluppata sulla base delle pratiche di allevamento e di migrazione. Nell'aria tra Puglia, Calabria e Lucania si utilizzavano tombe megalitiche. Negli anni successivi, l'Appennino sviluppò l'agricoltura e una struttura sociale più evoluta, tra cui aratri e aratri di bronzo per arare la terra, cavalli, ma soprattutto, nei corredi funerari, spade, elmi, gioielli, oro e argento.

9. i villanoviani e la metallurgia

9.1. Verso la fine del secondo millennio a.C. si sviluppò un'ampia area dell'Italia centro settentrionale, un'importante civiltà detta villanoviana perché i suoi maggiori reperti sono stati rinvenuti in un sepolcreto sito a Villanova vicino a Bologna. I villanoviani intrattenevano scambi commerciali con aree esterne della penisola e soprattutto introdussero in Italia la lavorazione del ferro. I ricchi corredi funerari villanoviani sono prova di una società sviluppata nella quale le differenze di ricchezza di potere e di funzioni sociali si erano ben delineate. Il maggiore sviluppo della civiltà villanoviana si ebbe tra il nono e il ottavo secolo a.C. Finché non venne assorbita da quella etrusca. Altre colture dell'età del ferro in Italia furono la cultura di Golasecca diffusa tra Piemonte Lombardia e la cultura atestina, da Este una popolazione giunta in Italia dal centro Europa verso il decimo secolo a.C.

10. La civiltà dei Nuraghi in Sardegna

10.1. la civiltà nuragica si sviluppò in Sardegna, essa prende il nome dai nuraghi caratteristiche costruzioni in forma tronco-conica costituite da grossi blocchi di pietra. La grandiosità di queste strutture difensive ci testimonia un popolo la cui principale preoccupazione doveva essere la difesa. Questa civiltà era dominata da un aristocrazia guerriera sui sei in grado di Anna ognuno dei quali controllava un territorio e offriva protezione ai propri cittadini e pastori nei conflitti con i clan avversari. I villaggi con cinte murarie sono veramente tardi, del nono-ottavo secolo a.C., E in quel periodo storico la Sardegna entrò nella sfera di interesse di fenici, etruschi e cartaginesi, attratti dalle sue ricchezze minerarie. i rapporti commerciali con questi popoli contribuirono allo sviluppo della civiltà nuragica ma ne determinarono anche il declino e la fine, infatti nel sesto secolo a.C. l'isola cadde sotto il controllo cartaginese.

11. Varietà etnica e linguistica della penisola

11.1. Il processo di etnogenesi, cioè di formazione di questi popoli, durò per tutto il Secondo millennio e per parte del primo millennio a.C.