Concorso azienda zero

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1. Nutrizione del paziente- diete speciali- fattori e cause- NPP E NPT- ASSISTENZA AL PAZIENTE IN CASO DI ALIMENTAZIONE A LETTO

1.1. 6 Nutrienti necessari per il corretto funzionamento dell’organismo. Acqua, sali minerali, proteine, vitamine, grassi, carboidrati.

1.1.1. Si suddividono in nutrienti energitici, inorganici ed organici

1.1.1.1. Si suddividono in macronutrienti, micro nutrienti.

1.1.1.2. I macronutrienti cioè che il nostro organismo ha bisogno di maggiore utilizzo come proteine, grassi, e carboidrati.

1.1.1.2.1. Evidenze scientifiche ha studiato una corretta alimentazione della popolazione italiana tramite i LARN (Livelli consigliati di energia e nutrienti. E stata stilata la piramide alimentare mediterranea

1.1.1.3. Micronutrienti come sali minerali e vitamine con minore necressità da parte dell’organismo.

2. La nutrizione del paziente è molto importante in quanto si va a prevenire diverse complicanze come: L’immuno deficienza del sistema immunitario, denutrizione, malnutrizione, ospedalizzazione prolungata, peso corporeo ridotto.

3. Diete speciali e diete normali

4. Diete ipoglucidiche, iposodiche, con alto contenuto di fibre. Per i pazienti diabetici e consigliata una dieta ipoglucida in quanto non deve assimilare tanti zuccheri.

5. Diete liquidi e semiliquide: sono consigliati a tutti quei pazienti in caso di post operazione al tratto gastrointestinale o con problemi gastrointestinali. Sono diete in cui si alimenta attraverso liquidi. I contro di queste diete sono l’apporto nutritivo non perfettamente bilanciato in quando non assimilano tutte le sostanze nutritive consigliate nella piramide alimentare.

6. Diete semi solide. Facciamo esempio il gelato. Sono diete con monotonia alimentare quindi difficilmente appetitose per il paziente. Anch’essa ha i suoi contro in quanto non si riesce a soddisfare l’assimilazione dei principi nutritivi.

7. In caso di problematiche alla alimentazione in caso di disfagia o problemi ad alimentare il paziente si possono incorrere negli ausili come la nutrizione enterale tramite (SONDNO NASO GASTRICO A LARGO DIAMETRO O PICCOLO DIAMETRO, a piccolo diametro e maggiore consigliata per l’alimentazione in quanto è più lunga e gestita meglio dal paziente.) E di gestione infermiestica l’applicazione e la manutenzione in quanto e di rigorosa procedura asettica.

8. PARAMETRI VITALI:

8.1. Temperatura corporea e l’espressione della termoregolazione del corpo in risposta allo stato di salute. Si definisce apiretico una persona in stato non febbrile e piretico o iperpiretico una persona con una temperatura corporea maggiore di 37.0 gradi.

8.1.1. Ci possono essere diverse sedi dove poter misurare la temperatura corporea come quella ascellare, rettale, orale, auricolare. Ognuno ha i suoi pro ed i contro. La più comunemente utilizzata e l’ascellare in quanto e facilmente raggiungibile e meno invasiva. La temperatura rettale e maggiore di 0.5 gradi rispetto all’esterno del corpo. È sconsigliata nei pazienti con emorroidi o operazione al tratto rettale come può accadere negli anziani.

8.1.1.1. Ci possono essere diversi tipi di febbre come remittente con temperatura superiore di 1 grado. Intermittente con temperatura di 1 grado ma con intervalli di discesa e di aumento.

8.1.1.1.1. L’oss può misurare la temperatura corporea. Non è obbligatorio l’utilizzo di guanti

9. FREQUENZA CARDIACA

10. La frequenza cardiaca è l’espressione della gittata cardiaca quindi dalla distensione delle arterie e dalla funzionalità pompata dal ventricolo sinistro. È definita praticamente come il pompare di sangue contro le arterie.

10.1. Si misura in BPM- in battiti al minuto

10.1.1. Diverse sedi di misurazione del polso come periferiche (attribuitile all’oss o centrali)

10.1.1.1. Polso temporale (sulla fronte) Radiale (in mezzo al braccio) radiale (in fondo al braccio) popliteo (dietro al ginocchio) carotideo (vicino la laringe verso la trachea) apicale (vicino al cuore)

10.1.1.1.1. Misure generali BPM

10.1.1.1.2. NEONATI 80-180- ADOLESCENTI 50-90- ADULTI 60-100. AL MINUTO 12-20 NEGLI ADULTI

11. FREQUENZA RESPIRATORIA

11.1. La frequenza respiratoria equivale agli atti respiratori al minuto che equivale a 12-20 che equivale a rpm (Atti respiratori al minuti

11.1.1. Funzionalita dei polmoni di scambiare con espirazione ed ispirazione con scambio di ossigeno ed anidride carbonica

11.1.1.1. Misurabili attraverso i polsi periferici e centrali. Attraverso la visione dell’innalzamento ed abbassamento del torace o addome.

11.1.1.1.1. Tachipnea superiori ai battiti regolari, bradipnea al di sotto, apnea mancanza di atti respiratori

12. PRESSIONE ARTERIOSA

12.1. Capacità del cuore di spingere il sangue verso le arterie

13. 80-130 mmhg parametri standard. Limiti al di sotto del normale ipotensione (60-100), al di sopra ipertensione (90-150)

13.1. Metodo indiretto tramite palpazione o fonendoscopio (tono di korktoff)

13.1.1. Saturazione dell’ossigeno attraverso lobi delle orecchie, letto ungueale, dita dei piedi attraverso saturimetro

14. Ausili per la vista o ortesi o presidi utilizzati dal paziente

15. Deambulazione- ausili per la deambulazione- rischi estrinseci ed intrinseci- mobilizzazione- scale di valutazione mobilità- convulsioni e rischi di fratture

15.1. La deambulazione o rischi di caduta del paziente e uno dei maggiori rischi in ambito sanitario. Si possono valutare al momento dell’accettazione del paziente due fattori come i (FATTORI INTRINSECI ED ESTRINSECI)

15.1.1. Fattori intrinseci: Anamnesi del paziente, storia clinica, terapia in atto o modificazioni della terapia, deambulazione misurabili tramite scale di valutazione, stato di coscienza del paziente dello spazio tempo, malattie in circolo

15.1.2. Fattori estrinseci: Pavimenti antiscivolo, illuminazione adeguata, supporto per alzarsi dal WC, corridoio libero da eventuali oggetti, letti elettrici regolabili in altezza

16. Fase preoperatoria- post operatoria

16.1. Anamnesi del paziente sullo stato attuale di salute tramite colloquio

16.2. Malattie croniche in atto come (asma, diabete, malfunzione dell’apparato scheletrico come osteoporosi) stile di vita come consumo di tabacco, consumo di alcol, consumo di droghe.

16.3. Interventi precedenti subiti dal paziente

16.4. Consenso informato con colloquio da parte del medico-chirurgo col paziente ed un infermiere come testimone. Ciò serve a tutelare sia legalmente ed a spiegargli cosa si sta andando a fare sia per il personale sanitario che per il malato.

16.4.1. Garantire asepsi durante l’intervento

16.4.1.1. Fase post operatoria con preparazione della camera- lenzuola pulite- ordine- eventuali ossigoneterapie o altre terapie richieste dal medico o attribuite dall’infermiere.

16.4.1.1.1. Rilevare i parametri vitali della cute e delle mucose, atti respiratori, cianosi, letto ungueale, controllare la ferita ogni 5 minuti in caso di problemi ed ogni 15 minuti per la prima mezz’ora, ogni 1 ora nelle ore succcesive

16.5. Preparazione con svuotamento della vescica -oro fecale tramite clistere evacuativo

16.6. Preparazione al paziente togliendo smalto, bracciali, orologi, trucco, occhiali secondo il protocollo della struttura.

16.7. Preparare psicologicamente il paziente rassicurandolo e spiegando al paziente come può collaborare. Dovremmo adattarci allo stato di ansia del paziente dandogli informazione.

17. Preparazione fisica del malato con indicazione da parte del medico chirurgo come digiuno pre operatorio. A colazione potrà essere chiesta una colazione prettamente idrica senza solidi 6 ore prima.

18. Cadute-evento santinella- prevedibili- non prevedibili-78%di probabilità di rischio prevedibile-fattori intrinseci ed estrinseci-educazione al corretto utilizzo degli ausili per la deambulazione-scala di tinetti o conley.

18.1. Evento santinella o evento avverso con raccomandazione del ministero della salute 13.2011. Evento sentinella o averso si può definire come un evento grave e permanente come rottura del femore durante la deambulazione o rischio del paziente.

18.1.1. Evento prevedibile: evento prevedibile si definisce un paziente già incline in un rischio caduta come: già caduto nell’ultimo anno, prende piu o 4 farmaci, postura sbagliata, deambulazione non adeguata, nutrizione non adeguata, ausili non corretti.

18.1.1.1. Evento non prevedibile come: evento sincopale, svenimento, piede messo male con conseguenza caduta

18.1.1.1.1. Fattori intrinseci derivanti dall’ anamnesi del paziente: farmaci in uso, stato di salute, nutrizione, storia clinica, stile di vita, malattia in atto, deambulazione, coscienza spazio tempo

19. Catena delle infezioni- composta da sei anelli-tipo di agente infettivo- modalità di trasmissione-vie di entrata dell’agente-flora transitoria-flora residente-diversi tipi di microorganismi

19.1. La catena delle infezioni è composta da sei anelli: fonte, agente, vie di eliminazione, vie di entrata, ospite, serbatoio.

19.1.1. Modalità di trasmissione

19.1.2. Trasmissione per via contatto: attraverso contatto ravvicinato con un paziente malato contagiato. Attraverso fomiti (agente contaminato su superfici come mobili, comodini, biancheria)

19.1.3. Trasmissione per via aerea attraverso particelle come droplets o polveri. Per esempio malaria o covid.

19.1.3.1. Vie di entrata

19.1.3.2. Apparato respiratorio,

19.1.3.3. Apparato urinario-genitale

19.1.3.3.1. Batteri, virus, funghi, protozoi, rickettsie

19.1.3.4. Tramite respirazione

19.1.4. Trasmissione tramite veicoli quindi oggetti inanimati come cibo contaminato. Esempio salmonella.

19.1.5. Trasmissione tramite vettori. Tramite insetti come pulci, zecche, zanzare. Esempi malaria.

20. Classificazione di spaulding del 1957-classificazione dei dispositivi medici in base a tre aree- disinfezione basso-medio-alto

20.1. Classifica tre aree in cui si utilizzano i dispositivi medici

20.2. Non critico: presidi medici utilizzabili su cute integra

20.3. semi critico: dispositivi medici utilizzabili su cute non integra con rischio medio di infezione (può essere sterile)

20.3.1. Disinfezione basso-medio-alto livello.

20.4. alto rischio (dispositivi medici utilizzabili su mucose o superfici interne del corpo o zone contaminate o procedure invasive ) il dispositivo medico sanitario deve essere obbligatoriamente sterile

21. Diritti e doveri del pubblico impiego

21.1. Il pubblico impiego è stato normale con decreto legge del 30 marzo 2001

21.1.1. Per lavorare nel pubblico impiego bisogna passare un concorso che può essere per esami o titoli ed esami

21.1.1.1. Diritti patrimoniali: diritto alla retribuzione in base al nostro orario lavori, inquadramento professionale, stipendio adeguato

21.1.1.1.1. Doveri del dipendente pubblico: dovere di fedeltà, di obbedienza, di segreto d’ufficio, di diligenza. Di imparzialità.

21.1.1.2. Diritti non patrimoniali: diritti sindacali, diritti alla formazione professionale, diritto alla malattia ed infermità fisica, diritto a permessi professionali e famigliari

22. Linee guida-protocolli-procedura

22.1. Linee guida: Raccomandazioni clinico assistenziali studiate da evidenze scientifiche

22.1.1. Protocolli. Documento scritto che documenta una logica fase di azioni da seguire rigorosamente. Deve essere personale per ogni reparto. Esempio protocollo di reparto di cardiochirurgia non può essere attuato nel reparto di oculistica.

22.1.1.1. Procedure prendono spunto dal protocollo e sono dettagliatamente le spiegazioni del protocollo per ogni singola azione.

23. Testo unico sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavori 81/2008

23.1. È una legge che è stata creata per aumentare la sicurezza sui luoghi di lavori. Crea obblighi dal datore di lavoro e crea diverse figure come RSPP e RLS, e da specifici compiti ad ognuna di esse

23.2. Datore di lavoro. Ha compiti di iniziativa e di costi sulla prevenzione e sicurezza

23.2.1. I rischi per gli operatori sanitari si possono in tre categorie

23.2.2. Rischi trasversali organizzativi (rischi da stress, turnazione ecc)

23.2.3. Rischi infortunistici (utilizzo di taglienti e pungenti, utilizzo di macchinari, movimentazioni da carichi, cadute accidentali)

23.2.3.1. Agenti biologici in base alla gravità divisi in 4 gruppi

23.2.3.2. Gruppo 1: si contano tutti quegli agenti biologici che hanno bassa probabilità di causare malattia nel soggetto umano

23.2.3.3. gruppo 2: si calcola quegli agenti biologici che possono causare malattia lieve nel soggetto umano ed hanno basso probabilità di propagazione nella popolazione. Esistono efficaci misure profilattiche e terapeutiche

23.2.3.3.1. Rischio chimico: sostanze che possono contrarre i lavoratori in caso di sterilizzazione- disinfezione-gas anestetici.

23.2.3.3.2. Si può contrarre tramite tre vie: inalazione, contatto, ingestione.

23.2.3.4. Gruppo 3: si calcolano quegli agenti biologici che possono causare malattie grave al paziente ed hanno alto rischio di propagazione in comunità. Esistono misure efficaci profilattiche e terapeutiche

23.2.3.5. Gruppo 4: quegli agenti biologici che causano malattie gravissima all’ospite. Hanno altissima probabilità di propagazione all’interno della comunità. Non esistono attualmente misure efficaci profilattiche e terapeutiche

23.2.4. Rischi igienico ambientali (rischi da liquidi biologico, infezioni da agenti biologici, a contatto col paziente, durante procedure di sterilizzazione- disinfezione)

23.3. Dirigente. E quella figura che con l’incarico conferito dal datore ha preparazione e conoscenze adatte al proprio compiti. Svolge sorveglianza ed attua le misure vigilando su di esse

23.4. Preposto. E quella figura che ha conoscenze ed abilità adatte all’incarico conferito. Sovrintende all’attività lavorativa vigilando ed avendo potere di inziativa

24. Farmaco- sperimentazione in vitro e vivo-10 anni di studi- vie diverse di somministrazioni- forme diverse come capsule o lozioni o nebulizzanti- diversi composti di farmaci, galeniche, da banco, equivalenti

24.1. Il farmaco deriva da curare o veleno, è composto da un principio attivo con cui si va a curare una forma o malattia dell’individuo come può essere un anti-infiammatorio, antipiretico, antidolorifico.

24.1.1. Tutti i farmaci messi in commercio sono monitorati dall’AIFA

24.1.1.1. Medicinali da banco (senza prescrizione

24.1.1.2. Medicinali galenici (composti dal farmacista

24.1.1.3. Medicinali equivalenti (il brevetto dura 10 anni per un farmaco oltre può essere messo in vendita da qualsiasi azienda farmaceutica)

24.1.1.3.1. Diversi tipi di somministrazione

24.1.1.3.2. Parentale, enterale, inalatoria, topica

24.1.1.3.3. Esempi: parentale tramite endovena, enterale tramite orale o rettale, inalatoria con nebulizzanti tramite aerosol, topica tramite creme emollienti

25. Principi etici e comportamenti etici

25.1. 6 Principi etici fondamentali

25.2. Principio di giustizia

25.3. Principio di beneficità

25.4. Principio di non maleficità

25.5. Principio di autonomia

25.6. Principio di fedeltà

26. L’etica è quella branca della filosofia che studia i comportamenti degli operatori sanitari attraverso il principio di giustizia e beneficità attraverso i comportamenti definiti giusti e moralmente accettati sia per i colleghi che per i fruitori di servizio (i cittadini)

26.1. Bioetica è quella branca della filosofia che studia i comportamenti scientifici verso gli essere umani e gli animali.

26.2. Bioetica laica e bioetica religiosa

26.3. Bioetica laica: L’essere umano è responsabile di ogni sua azione e ne determina il beneficio o negatività dell’azione stessa.

26.4. Bioetica religiosa: L’essere umano deve rispettare la sacralità del mondo in quanto non creatore del mondo stesso, quindi in ogni sua scelta scientifica deve rispettare la sacralità umana e del mondo stesso.

27. Codice deontologico

28. Il codice deontologico viene definito come regole e norme svolte a regolamentare i comportamenti etici e morali attraverso norme ben definite di ciascuna professione sanitaria.

28.1. Gli OSS non hanno un albo professionale proprio.

28.1.1. Primo codice deontologico nel 400 a.c di ippocrate tutt’ora utilizzato dai medici.

29. Le professioni sanitarie hanno un proprio codice deontologico per regolarmente azioni e comportamenti dell’operatore sanitario stesso.

30. Lesioni da pressione- 4 stadi- fattori generali o sistemici-fattori locali- ischemia e necrosi- oss può medicare autonomamente fino al 2 stadio- mobilizzazione continua

30.1. Le lesione da pressione è un danneggiamento dei tessuti come il derma e nei stadi più avanzati all’epidermide ed ai tessuti sottocutanei. Deriva da una prolungata esposizione della pelle ad una pressione in una parte precisa del corpo come il sacro, i talloni, trocantere, talloni, parte laterale delle orecchie.

30.1.1. Ischemia dovuta ad una prolungata esposizione del corpo ferma con mancata ossigenazione della pelle. Necrosi dovuta ad una morte del tessuto dell’area circostante.

30.1.1.1. Fattori generali o sistemici e fattori locali

30.1.1.2. Fattori generali o sistemici come: l’età, anamnesi del paziente, farmaci in uso, mancata mobilità, stato di nutrizione non adeguata, malattie come diabete o mancata ossigenazione dei tessuti.

30.1.1.3. Fattori locali come macerazione in caso di prolungata urina contro la pelle, trazione come lo spostamento tramite telino con danneggiamento dei tessuti, esposizione prolungata senza mobilità come i pazienti allettati.

31. 4 stati delle lesioni da pressione

31.1. 1 stadio con arrossamento della cute che sparisce entro un ora con mancato danneggiamento dei tessuti

31.1.1. 2 stadio che non sparisce con la digitopressione, si nota un primo danneggiamento dell’epidermide

31.2. 3 stadio con necrosi generalizzata del tessuto circostante che comprende anche i tessuti sottostanti. Gli OSS non possono più medicare autonomamente da questo stadio

31.3. 4 stadio con necrosi grave con danni dai tessuti con anche le prominenze ossee danneggiate o visibili. In questo caso si passa alla chirurgia con autoinnesti

32. SCALA DI BRADEN

32.1. Utilizzata per le lesioni da pressione- analizza 6 caratteristiche

32.2. Percezione sensoriale. Quanto il paziente riesce a dire all’operatore sanitario dolori su una parte topica del corpo

32.3. Umidità.

32.4. Attività fisica

32.5. Mobilità

32.6. Frizione e scivolamento

32.7. Nutrizione

33. ADL. Scala per gli atti quotidiani e deficit di se.

33.1. Deficit della cure igieniche del paziente. Dipendente-parzialmente dipendente-autonomo

33.2. Deficit nel vestirsi- dipendente-parzialmente dipendente- autonomo

33.3. Deficit per l’utilizzo della toilette- dipendente-parzialmente dipendente-autonomo

34. Giallo (rischio contaminazione media-elevata) piastrelle dei sanitari, bagni di utilizzo comune, saletta per doccia barellato o sedia idraulica)

35. Detergenti-disinfettanti basso, medio, alto potere-decontaminazione (3tipi di lavaggio) zone basso rischio, medio,alto.

36. I detergenti sono delle sostanze chimiche utilizzate per pulire con azione meccanica o non una superficie come comodino o strumentario. Possono essere di diversi tipi in base all’utilizzo che ne stiamo andando a fare. Allentano la tensione dell’acqua favorendo la rimozione e pulizia dello sporco. Può avere un azione antimicrobica.

36.1. Disinfettanti sono delle sostanze chimiche per inibire i microorganismi non patogeni.

36.2. Disinfettante basso livello. Uccide la maggior parte o inibisce i microrganismi a di fuori di alcuni bacilli della TBC e le spore

36.2.1. Aree di rischio sanitari.

36.2.1.1. Colori dei panni pulizia in base ad aree di contaminazione

36.2.1.1.1. Blu (aree di rischio di contaminazione bassa) uffici, corridoi, salette polivalenti.

36.2.1.1.2. Verde (aree di rischio di contaminazione media) mense, cucina, superfici sala operatoria, unità di degenza)

36.2.1.1.3. Rosso (rischio di contaminazione di grado elevato) lavaggio dei sanitari, urinatoi)

36.2.2. Basso livello come corridoio e salette polivalenti

36.2.3. medio livello come camere di degenza, bagni attrezzati

36.2.3.1. Decontaminazione: serve a ridurre i microorganismi sul prodotto che stiamo andando a sterilizzare. È la prima parte del processo di sterilizzazione.

36.2.3.1.1. Diversi tipi di decontaminazione

36.2.3.1.2. Lavaggio manuale con detergente adatto al prodotto. Bisogna smontare il prodotto ed immergere in soluzione detergente. Dopodiché spazzolare, lavare ed asciugare.

36.2.3.1.3. Lavaggio ad ultrasuoni tramite onde d’urto create in una vasca con soluzione detergente.

36.2.3.1.4. lavaggio automatico con lava strumenti. Temperatura di 90 gradi con anche disinfezione termica.

36.2.3.2. Dpi in uso durante la decontaminazione: Guanti, mascherina, visiera, tuta o camice.

36.2.4. Alto livello come sala operatoria, reperti di rianimazione, terapia intensiva.

36.3. Disinfettante medio livello. Uccide la maggior parte dei microorganismi al di fuori delle spore

36.4. disinfettante alto livello. Uccide tutti i microorganismi con anche alcune forme di spore

37. Sterilizzazione ed i diversi tipi: Fisici e chimici

37.1. Fisico. Calore a secco, calore umido, raggi uv, filtrazione

37.2. Chimico. Ossido di otilene, gas plasma, glutarleide

38. Rifiutarsi sanitari normati dal DPR del 15 luglio 2003

38.1. 5 categorie di rifiuti:

38.1.1. Rifiuti sanitari non pericolosi: Metalli ingombranti e non, gessi ortopedici, flaconi non contaminati senza soluzione.

38.1.2. Rifiuti sanitari assimilabile agli urbani: gessi ortopedici, flaconi, pasti provenienti da cucine e da unità, pannolini non infetti, carta, plastica, vetro, secco.

38.1.3. rifiuti sanitari non pericolosi: gessi ortopedici , biancheria non infetta, pannolini non infetti, plastica derivante da unità non infette

38.1.4. rifiuti sanitari a rischio infettivo: riciclati in cartone rigido o per i tagliandi nell’halipack e halibox, rifiuti contaminati da escreti come sangue, sperma, catarro da pazienti infetti. Rifiuti sanitari a rischio infettivo taglienti e pungenti riciclati in contenitori rigidi e chiusi ermeticamente

38.1.4.1. Smaltimento tramite incenerimento o essiccamento al di fuori della struttura o anche con impianto interno

38.1.5. Rifiuti con particolari sistemi di gestione come i farmaci scaduti. Si utilizza lo smaltimento come i rifiuti sanitari a rischio infettivo

39. Il microclima è caratterizzato da variabili di in ambiente confinante ed è fondamentale per il benessere del paziente

39.1. Temperatura. La temperatura varia in base alla stagione come inverno o estate ma il range deve essere da 18-24 gradi per un giusto confort. Ci adattiamo avvalendoci di ausili per il riscaldamento come i termosifoni o ausili per il raffrescamento come i condizionatori

39.2. Umidità. Deve essere tra un range di 30-70%. È importante in quando un eccesso di umidità può portare a problemi respiratori o anche prolungata guarigione di lesione epiteliali

39.3. Illuminazione: è importante in quanto una buona illuminazione diurna o luci soffuse di notte possono beneficiare la sicurezza ed il riposo dell’assistito. La camera deve avere tre tipi di illuminazione: attivabile dal dispositivo di chiamata del paziente sopra il letto, nel bagno e nel corridoio della camera. È di fattore importanza di notte di lasciare una luce soffusa per evitare cadute di notte nell’anziano come per chi soffre di nicturia come i diabetici o wendering notturno

39.4. Rumore: è importante anche questo fattore in quanto un rumore eccessivo può andare ad influenzare il sonno del paziente.

39.5. Ventilazione come sussidiaria: cioè ricambi di aria frequenti come anche in caso di vomito, scariche, scariche diarroiche

40. Teoria dei bisogni di Abraham Maslow

40.1. Il bisogno può essere fisiologico quindi tutti quei bisogni che è indispensabile raggiungerlo per l’atto della vita. Si possono distinguere in:

40.2. Bisogni viscerali: come mangiare, bere, dormire, evacuare. Quindi i bisogni fisiologici.

40.2.1. 5 categorie di bisogni di maslow. Ognuno è in sequenza sequenziale, cioè per raggiungere il livello successivo bisogna raggiungere quello prima.

40.2.2. bisogni fisiologici. Come bere, mangiare, dormire, evacuare.

40.2.3. bisogni sicurezza e protezione. Facciamo esempio del bambino nell’infanzia in cui è fondamentale la sicurezza e protezione dei genitori

40.2.4. bisogni di amore ed appartenenza. Quindi parliamo di non solo dare amore ma anche di ricevere. Possiamo prendere in considerazione fare parte di un gruppo di amici o organizzazione.

40.2.5. Bisogni di autostima. Una persona che ha autostima degli altri è motivata a raggiungere il bisogno successivo.

40.2.6. Bisogni di autorealizzazione di se. È una persona che ha completato tutti i bisogni precedenti. È una persona completa, creativa, motivata sul lavoro, nella famiglia.

40.3. bisogni psicogeni. Sviluppati dal contatto con l’ambiente esterno come competizione, amore, autorevolezza.