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Il mercato del lavoro: concetti, strumenti, politiche e servizi. by Mind Map: Il mercato del lavoro:
concetti, strumenti, politiche
e servizi.
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Il mercato del lavoro: concetti, strumenti, politiche e servizi.

1. IL MERCATO DEL LAVORO: IL CONCETTO E I SOGGETTI

  Il mercato del lavoro è il luogo (non necessariamente fisico) dove si incontrano la domanda (i datori di lavoro) e l’offerta di lavoro (i lavoratori). I datori di lavoro (imprese, imprenditori…) si presentano sul mercato con l’obiettivo di trovare personale da selezionare sulla base delle proprie esigenze produttive e organizzative. Allo stesso modo i lavoratori (disoccupati e non) offrono le loro prestazioni in cambio di una remunerazione. Il concetto di mercato del lavoroquindi, si rifà all'insieme dei meccanismi che regolano l'incontro fra quanti cercano personale (domanda) e gli individui che offrono (offerta) la propria forza-lavoro. Coloro che hanno competenze da offrire, si presentano sul mercato per trovare datori di lavoro interessati alle proprie prestazioni in cambio di una remunerazione. Il sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro è sottoposto a regole, in forma di leggi, regolamenti e contratti collettivi di lavoro. L'incontro fra domanda e offerta di lavoro, in realtà, non è regolato da un libero mercato, ma da istituzioni sociali che orientano i comportamenti degli attori. Inoltre per correttezza informativa, è necessario sottolineare come nella realtà non esistaun solo mercato del lavoro, ma diversi mercati di lavoro, diversificati dalle professioni, dalle
abilità e dalle competenze. Il concetto di mercato del lavoro è analizzato da diverse discipline e si studia da diverse prospettive:   Giuridico - Diritto del lavoro; Diritto sindacale - Economico - Economia politica; Economia pubblica; Economia del lavoro; Economia Aziendale; Sociologico - Sociologia del lavoro; Sociologia economica; Sociologia industriale; Sociologia dell’organizzazione; Politologico - Analisi politiche pubbliche; Psicologico - Psicologia del lavoro e delle organizzazioni; Psicologia sociale…; Al fine di semplificare il lavoro di comprensione, in questa sede, si daranno alcune informazioni di base secondo i diversi approcci elencati. L'approccio economico si basa prevalentemente sull'analisi del meccanismo di mercato di domanda/offerta che regola lo scambio di lavoro in maniera sostanzialmente analogo a qualsiasi altra merce; L'approccio sociologico si focalizza sui meccanismi istituzionali che regolano lo scambio di lavoro in contesti storico-geografici specifici. L'approccio giuridico privilegia l’attenzione alla dimensione regolativo-formale dei meccanismi d’incontro tra “domanda” e “offerta” di lavoro quali le norme sui sistemi di garanzia (lavoratore o datore di lavoro) e dalle regole dettate dallo Statuto dei lavoratori e dalle procedure di tutela in sede giurisdizionale. L'approccio sociologico si dedica all’analisi delle relazioni tra il mercato del lavoro e il sistema sociale nelle componenti politiche, di welfare, del sistema-impresa e del sistema istituzionale. Da tale approccio scaturiscono i modelli di organizzazione del lavoro, di organizzazione aziendale, modelli di politiche sociali e delle politiche del lavoro. L'approccio politologico è tipico delle policy analisys e riguarda il rapporto tra il mercato del lavoro e l’attività decisionale dei vari livelli di governo. L’approccio coinvolge il tema delle politiche del lavoro sia dal lato della struttura delle politiche sia dal lato delle dinamiche d’implementazione. L'approccio psicologico privilegia la dimensione individuale che attiene il “lavoratore” in quanto tale a prescindere dalla sua collocazione formale all’interno dell’organizzazione Tale approccio si rifà alla soddisfazione, motivazione, selezione, patologie organizzative, sicurezza “nel” e “del” lavoro.  

Come opera il mercato del lavoro

Il Mercato del lavoro opera attraverso un meccanismo di equilibrio che determina un fenomeno detto IDO (Incontro Domanda e Offerta di lavoro). Normalmente l’incontro avviene sulla base di indicatori oggettivi (esperienza, titoli, qualifiche…) che determinano i criteri di selezione delle persone disponibili e che vengono adottati da parte di chi domanda lavoro (comunemente i datori di lavoro). I luoghi di mediazione sono oggi molteplici: i Centri per l’impiego, le Agenzie del Lavoro pubbliche e private; gli uffici dei datori di lavoro, ma anche la rete (Internet e i Social Network), piazza virtuale che sempre più offre opportunità di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Nella realtà il mercato opera molto spesso con canali informali: relazioni personali; parentele…

Domanda di lavoro

Offerta di lavoro

Gli attori del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro (o i mercati del lavoro) è sottoposto a regole, in forma di leggi, regolamenti e contratti collettivi di lavoro e non è regolato da un libero mercato, ma da istituzioni sociali che orientano i comportamenti degli attori. Ma chi sono gli attori del mercato del lavoro? Si può distinguere in due categorie: gli attori che sono direttamente interessati cioè, i datori e i lavoratori, e altri indirettamente interessati che sono: le parti sociali; le istituzioni e i soggetti pubblici e privati che abbiano interesse. 

Il datore di lavoro

Il lavoratore, A. Il lavoratore parasubordinato, B. Il lavoratore subordinato, C. Il lavoratore Autonomo

Le Parti Sociali

Il Sindacato

Dialogo Sociale e concertazione

Gli Enti Bilaterali

2. GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE E DI ANALISI DEL MERCATO DEL LAVORO

Il mercato del lavoro è anche un luogo che si presta ad essere osservato ed analizzato. Osservare ed analizzare i MdL consente di prevenire e/o correggere sia i fenomeni di distorsione che di inefficienza. I soggetti che operano in tali campi sono molteplici: EUROSTAT; ISTAT; CNEL; MINISTERO Del LAVORO; CENTRI STUDI Sindacali; CENTRI STUDI Datoriali; OSSERVATORI Regionali e Provinciali; UNIVERSITA’; FONDAZIONI; ESPERTI. Tutti questi soggetti operano le loro osservazioni avvalendosi di strumenti di analisi del mercato del lavoro sono costituiti da un set di indicatori attraverso i quali è possibile comprendere l'andamento del mercato ed individuare i principali parametri che influenzano l’occupazione, la produzione, il reddito…

Gli indici

Gli indici sono utilizzati non solo per l’analisi, ma come chiavi di lettura utili alla programmazione di interventi sul mercato del lavoro e sono rappresentati da valori numerici, ricavati attraverso valutazioni matematiche, statistiche e sociologiche. Di seguito si illustra il significato dei principali termini ed indici utilizzati dagli analisti del mercato del lavoro.

La popolazione in età lavorativa

Popolazione Attiva o Forze di lavoro

Popolazione Inattiva o Non forze di lavoro

Occupati

Persone in cerca di occupazione

Gli scoraggiati

Unità di lavoro (ULA)

Unità di lavoro non regolari

Disoccupati di lunga durata

Occupati a tempo parziale

Occupati a tempo determinato

I principali indicatori statistici e loro definizioni

Occupazione, disoccupazione e popolazione inattiva sono stock, cioè quantità misurate in un dato istante. In Italia dove l’attività economica ha un’elevata oscillazione stagionale, le indagini sono trimestrali e la loro media stabilisce i valori annui. Le variazioni nel tempo di questi stock forniscono però soltanto una rappresentazione statica del mercato del lavoro: ci si limita cioè a confrontare due successive fotografie della distribuzione della popolazione tra le diverse condizioni, senza poter vedere i movimenti avvenuti nel frattempo. Le variazioni di uno stock dipendono dal saldo di diversi flussi in entrata e in uscita e quindi da come variano gli altri stock. Il volume della disoccupazione aumenta o diminuisce a seconda che nel corso dell’anno la somma dei licenziati, o dei dimessi volontari che cercano un altro lavoro, o delle donne, o dei giovani che si mettono a cercare la loro prima occupazione, sia rispettivamente superiore o inferiore alla somma di chi trova un lavoro, di chi rinuncia a cercarlo o si ritira in pensione. Le variazioni dell’occupazione sono date invece dal saldo tra posti di lavoro distrutti e creati, e cioè dalla domanda aggiuntiva, che però è spesso molto inferiore rispetto a quella sostitutiva di chi esce per sempre dal mercato del lavoro. Perciò esiste in ogni caso una domanda di nuovi lavoratori, anche se l’occupazione non aumenta. Infine, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’afflusso principale verso l’occupazione non proviene dalla disoccupazione, ma da chi l’anno prima era classificato tra le non forze lavoro. Da un altro punto di vista in Italia esistono molte posizioni lavorative precarie. Quindi, non tutta l’occupazione è stabile, ma nemmeno tutta la disoccupazione è cronica. Per analizzare la struttura e l’evoluzione del mercato del lavoro si costituiscono degli indici che rilevano le variazioni dei valori che misurano occupazione, disoccupazione e inattività. Tra gli indici più utilizzati si segnalano di seguito i più importanti.

Tasso di attività

Tasso di inattività

Tasso di occupazione

Tasso di disoccupazione

Tasso di Disoccupazione di lunga durata

Tasso di Disoccupazione giovanile

Tabella di sintesi

Banche dati, Sistemi informativi e fonti per le analisi sul mercato del Lavoro

Le Banche Dati sono archivi che contengono dati in cui l'utente può scegliere in base alle proprie esigenze i dati e il loro livello di dettaglio e costruire le proprie tabelle in maniera personalizzata. I Sistemi Informativi contengono informazioni e dati strutturati in tavole preconfezionate e scaricabili su foglio elettronico. Entrambi i sistemi sono corredati di metadati, le informazioni sulle metodologie, sulle classificazioni e sulle definizioni adottate relativamente agli argomenti trattati.

Cliclavoro

Gli Osservatori del Mercato del Lavoro

Istat e rilevazione sulle forze di lavoro

Banca dati e sistema informativo Excelsior

Banca dati Consiglio Nazionale dell’Economia e Lavoro (CNEL)

3. IL CONCETTO DI POLITICHE DEL LAVORO. LA DIMENSIONE ATTIVA E LA DIMENSIONE PASSIVA

Sono definite politiche del lavoro tutte le policy dedicate ad operare direttamente nel mercato del lavoro in favore di quei soggetti che si trovano in difficoltà occupazionale. Compito primario delle politiche del lavoro è attivare e agevolare l’inserimento e/o il reinserimento lavorativo di quei soggetti che: (i) si trovano al margine del mercato; (ii) necessitano di un sostegno al reddito; (iii) sono costretti ad uscire dal mondo del lavoro. In siffatto contesto, le politiche passive mirano ad alleggerire la perdita di benessere connesso allo stato di disoccupazione benché non incidano sulle cause, mentre, al contrario, le politiche attive mirano a rimuovere le cause della disoccupazione e più in generale ad incrementare le possibilità di impiego.

Politiche attive del lavoro

Le misure di politica attiva costituiscono gli interventi di promozione dell’occupabilità e di sostegno alla formazione, all’inserimento ed alla ricerca attiva del lavoro che rendono possibile e giustificano l’erogazione delle indennità di sostegno per il disoccupato. L’OCSE e l’Eurostat offrono una classificazione delle politiche attive del lavoro riassumibile nel seguente schema: assistenza alla ricerca di lavoro (SPI) formazione professionale incentivi all’occupazione nel settore privato sostegno al lavoro autonomo creazione di lavoro nel settore pubblico Il presupposto del funzionamento delle politiche attive è la capacità dei sistemi locali del lavoro, su programmazione regionale, di realizzare concretamente la piena integrazione tra lavoro e formazione, valorizzando il rapporto tra gli incentivi per la partecipazione ai programmi e la qualità dei programmi di politica attiva e di formazione. I sistemi attuali sono caratterizzati da una tendenziale riduzione del peso delle politiche passive di sostegno al reddito, e dall’incremento delle politiche di autopromozione sociale (le politiche attive), e puntano all’integrazione delle politiche del lavoro piuttosto che sulla loro divaricazione. Ne sono testimonianza i dispostivi anti-crisi varati in questi mesi, che hanno mostrato come affidarsi unicamente alle politiche attive o a quelle passive, non risponde ai bisogni di tutela di tutti i soggetti interessati. Per altro, solo il mix tra i due versanti di dispositivi – attivo e passivo – riesce a qualificare le politiche di attivazione (includendo il ricorso anche a politiche fiscali e al potenziamento della rete dei servizi) così come segnalato dal Rapporto di monitoraggio Isfol-Italia lavoro 2011. L’efficacia delle misure di politica attiva dipende dal collegamento tra l’erogazione di questi interventi e la funzione dei servizi per il lavoro sul territorio. Queste misure riguardano, ad oggi, nell’ordinamento italiano: a) le diverse categorie di persone con deficit di occupabilità a cui si rivolgono principalmente i destinatari dei programmi nazionali e regionali sostenuti tramite il Fondo sociale europeo; b) i lavoratori delle aziende in crisi, percettori di ammortizzatori sociali, per i quali la normativa italiana anticrisi e le indicazioni della Commissione Europea prevedono il collegamento tra l’erogazione delle indennità e la partecipazione ad iniziative o misure di politica attiva per l’inserimento lavorativo ( in caso di perdita dell’impiego a seguito di licenziamento) o per il sostegno all’occupabilità ( nel caso di lavoratori sospesi ed in cassa integrazione da aziende in crisi). Le misure di riforma introdotte nell’ordinamento italiano promuovono una progressiva estensione, sul modello europeo della flexicurity, dell’obbligo per tutti i percettori di sostegno al reddito e di indennità di disoccupazione di partecipare ad iniziative di ricerca attiva e di politica attiva sul territorio. E’ importante porre l’accento sul processo in corso, riguardo alla progressiva estensione ai soggetti privati della funzione di erogazione dei servizi per il lavoro e di rafforzamento dei servizi pubblici per l’impiego, per la pianificazione e per l’erogazione degli interventi di politica attiva, nella logica della sussidiarietà e della relazione con i soggetti privati. Questo obiettivo si rende necessario particolarmente nel Mezzogiorno, dove si trova un maggiore tasso di disoccupazione ed un mercato del lavoro di difficile regolazione, che rende necessaria la presenza di efficaci servizi per il lavoro a cui collegare le misure di politica attiva per i lavoratori e per le imprese.

Politiche passive di sostegno del reddito

Le politiche passive costituiscono i trasferimenti in risorse finanziarie per il sostegno al reddito che vengono attribuite ai disoccupati ed ai lavoratori delle aziende in crisi e sospesi dal lavoro durante la situazione di crisi. Si tratta di misure diverse , che rispondono a sistemi e riferimenti normativi distinti, che rendono necessaria una azione di riforma degli ammortizzatori sociali. In attesa della riforma, gli interventi definiti dal governo nel pacchetto di misure anticrisi approvate nel periodo 2009-2011 stabiliscono che per i lavoratori percettori di ammortizzatori sociali, ossa di interventi di integrazione salariale, a seguito della crisi aziendale si rende necessario il collegamento tra la prestazione di sostegno al reddito e la partecipazione ad iniziative di politica attiva del lavoro, attraverso progetti di formazione e di sostegno all’occupabilità. L’OCSE e l’Eurostat offrono una classificazione delle politiche passive del lavoro riassumibile nel seguente schema: sussidi di disoccupazione; sostegni al reddito ai disoccupati; prepensionamento. La crisi degli ultimi anni sta accelerando la lenta ma progressiva, integrazione fra le due modalità di policy del lavoro. Non si tratta più di ricercare il primato fra modelli di efficienza e di equità redistributiva. Lo scenario economico impone uno sforzo per varare politiche fondate sull’equilibrio e sulla sostenibilità, modelli in cui l’integrazione delle politiche comunitarie, nazionali e locali restituiscono pratiche di governance orientate a misurarsi con gli effetti delle policy. I debiti sovrani delle nazioni, in tempi di scarsità di risorse, non consentono più interventi di welfare indefferenziato, essi vanno coniugati a modelli di efficienza che presuppongono il concorso di tutti gli attori del sistema. In questo senso anche i Servizi Pubblici dell’Impiego devono rispondere a livelli di performance ottimali nel pieno rispetto degli raccordi stabilmente attivi tra amministrazioni,  agenzie del lavoro, enti bilaterali.

Il principio di Flexicurity

Gli ammortizzatori sociali: a “regime” e in “deroga”

Nell’ambito delle politiche passive, quali misure di sostegno al reddito, rientrano gli ammortizzatori sociali che hanno lo scopo di preservare il lavoratore dal rischio di rimanere senza retribuzione. Ne deriva che, il datore di lavoro, giusta previsione normativa, nelle situazioni in cui per motivi legittimi - definiti “cause integrabili"[1] -  non sia più in grado di ricevere la prestazione lavorativa e quindi non sia più vincolato a corrispondere la retribuzione potrà ricorrere alla Cassa integrazione Guadagni (CIG). La diversa connotazione delle c.d. "cause integrabili”, che è trattata in questa fase in via generale e non esaustiva, permette una rappresentazione che può essere diversamente graduata in base al contesto critico in cui si manifesta: congiunturale, strutturale o irreversibile. La scala graduata da origine ai diversi istituti di sostegno al reddito e precisamente: quando la difficoltà aziendale è congiunturale cioè le cause integrabili sono di natura transitoria e non imputabile all’azienda o ai lavoratori o a situazioni temporanee di mercato e si verifica una riduzione o una sospensione dell’attività produttiva, si potrà ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (C.I.G.O.). quando la difficoltà aziendale è strutturale cioè le cause integrabili si configurano come crisi aziendale o settoriale, ristrutturazioni, riorganizzazioni, riconversioni o procedure concorsuali, e si verifica una sospensione dell’attività produttiva, per le imprese che impiegano più di 15 lavoratori si potrà ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (C.I.G.S.). quando la difficoltà aziendale da strutturale diviene irreversibile e alle cause integrabili della CIGS si aggiunge la dichiarata impossibilità al reimpiego di tutti i lavoratori (ex art.4 L.n. 223/1991) o l’impresa proceda direttamente alla riduzione della forza lavoro (ex art.24 L.n. 223/1991) si potrà fare ricorso alle procedure di Mobilità.

4. LA GESTIONE DEL MERCATO DEL LAVORO: I SERVIZI PUBBLICI E PRIVATI DEL LAVORO

Le politiche attive del lavoro rappresentano uno dei pilastri dettati dagli Orientamenti integrati sulla crescita e l’occupazione, adottati dal Consiglio Europeo nell’ambito della Strategia di Lisbona per accrescere il livello di occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità nel mercato del lavoro. La gestione del mercato e delle politiche del lavoro è affidata a soggetti sia pubblici che privati. In questo composito sistema, l’UE attraverso la Commissione europea, svolge una funzione di indirizzo e di controllo, lo Stato e le Regioni legiferano nell’ambito delle rispettive potestà e nelle materie di esclusiva competenza. La legislazione italiana dopo le riforme del mercato del lavoro del 1997 e del 2003 e a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, presenta un sistema organizzato per competenze e per materie ripartite fra Stato e Regioni: competenza esclusiva statale; competenza concorrente tra Stato e Regioni; competenza esclusiva delle Regioni. La competenza per la gestione è affidata al livello locale tant’è che funzioni operative del mercato del lavoro sono delegate dallo Stato alle Regioni, e da queste alle Province e ad altri Enti locali, in base al principio di sussidiarietà e con il fine prioritario di rendere più flessibili e affidabili i servizi. Il principio di sussidiarietà è condizionato dai meccanismi di regolazione del mercato e dal grado di coesione sociale e non opera da solo, esso si coniuga con il grado di consapevolezza dei singoli individui, dei gruppi organizzati e con la propensione al confronto delle autonomie. Più le autonomie e le organizzazioni territoriali sono in grado di contribuire alla programmazione, all’organizzazione e alla gestione dei processi di erogazione di prestazioni locali, più forte è la loro capacità di recuperare risorse e costruire modelli [efficienti] di condivisione delle scelte rispetto alle politiche. La riorganizzazione dell'assetto istituzionale e della gestione dei Servizi pubblici per l'impiego in Europa inizia dagli anni '90 quando il VI Rapporto dell’81^ Conferenza internazionale del lavoro, nel 1994, traccia un modello che permette la coesistenza di sevizi pubblici e privati. La stessa UE, con il varo della "strategia coordinata per l'occupazione", individua nei Servizi Pubblici per l’Impiego un ruolo decisivo per attuare il disegno di lotta alla disoccupazione e la stessa Commissione europea suggerisce l’adeguamento dei Paesi membri al modello. Le riforme, da quel momento, si sono concentrate su due settori principali d'intervento: la ristrutturazione delle forme di organizzazione e di funzionamento delle istituzioni basata sul decentramento e sul servizio orientato al cliente. l’apertura del mercato anche ai privati, mediante il superamento del monopolio pubblico.  

I Servizi per L’impiego

I Sevizi per l’Impiego operano a livello provinciale secondo gli indirizzi dettati dalle Regioni. Hanno l'obiettivo di migliorare le possibilità di accesso dei disoccupati al mondo del lavoro e di assistere le imprese, favorendo l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. I Servizi per l'impiego sono articolati sul territorio provinciale in Centri per l’Impiego (CPI) e offrono una serie di servizi destinati ai lavoratori e alle imprese:   accoglienza orientamento incontro tra domanda e offerta di lavoro preselezione consulenza alle imprese assistenza a persone disabili o svantaggiate  

Liberalizzazione dei sevizi per l’impiego

Il mercato del lavoro dopo il D.lgs 276/2003

Le Agenzie per il lavoro

Le Agenzie per il Lavoro (ApL) sono operatori abilitati, mediante autorizzazione amministrativa nazionale (o accreditamento regionale), a svolgere servizi di: somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione di personale, outplacement. In base ai servizi autorizzati e/o accreditati le ApL si suddividono in due categorie: ApL generaliste e ApL specialistiche.   (vedi tabelle allegate - tab3, tab4, tab5)     E’ obbligatorio per le agenzie l’invio all’autorità concedente di ogni informazione strategica per un efficace funzionamento del mercato del lavoro, nonché l’interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro, attraverso il raccordo con uno o più nodi regionali, pena la revoca dell’autorizzazione.    

Gli Intermediari speciali

Gli Intermediari sottoposti a procedimento di autorizzazione